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Recensione concerto Gogol Bordello Carroponte Sesto San Giovanni 12 luglio 2012

12 luglio 2012. Sesto San Giovanni, Carroponte. Un concerto dei Gogol Bordello è una festa. Dall’inizio alla fine.

foto_concerto_Gogol_Bordello_Milano_12_luglio_2012_PP_3412 luglio 2012. Sesto San Giovanni, Carroponte. Un concerto dei Gogol Bordello è una festa (guarda le foto). Dall’inizio alla fine. Colori, potenza, energia e danze in un carrozzone multietnico nel quale sono rappresentati tutti i continenti del mondo.Molti sono infatti i paesi dai quali provengono i componenti del gruppo: Ucraina, Russia, Israele, Etiopia, Stati Uniti, Scozia ed Ecuador.
In un momento in cui il capitalismo, le banche e le cravatte strozzano il lavoro e la cultura, un gipsy punk è tutto ciò che questi odiano. E la gente ama.
Eugene Hutz se ne sbatte più o meno di tutto. Petto nudo, chitarra a tracolla e una jam che abbraccia tutto il Carroponte, location perfetta in una serata estiva che merita l’impianto giusto e gli spazi adeguati. Ultimate e Sally aprono la serata prima di Immigrant Punk, canzone simbolo di un meltin pot che, come i circensi, gira il mondo alla ricerca continua di colori.Not A Crime è la canzone che la gente aspetta, manifesto della cultura che i Gogol Bordello si portano dietro: «It’s all about time ‘cos today you go to nature».

Tutti ballano, bevono, danzano lasciandosi andare ad un’istinto tribale guidato da quella miscela unica di reggae, punk, rock e musica ucraina che scalda il cuore. Eugene, poi, è molto legato all’Italia, e lo sappiamo bene. Noti sono i suoi trascorsi nel nostro paese, la cui eredità è la canzone Santa Marinella, durante la quale Hutz racconta del suo soggiorno nella località romana colorando la storia con diverse bestemmie. Il pubblico apprezza e non si nasconde: zanzare, birre, respiri e sigarette tutti insieme in un ballo di gruppo che conclude il suo giro sulle note di Darling.

Un critico e comico britannico, Phil Jupitus, li ha descritti come i Clash che litigano con i Pogues, nell’est Europa. Sicuramente Eugene ha qualcosa di Joe Strummer, e non solo sul palco. Soprattutto, quella straordinaria capacità di mettere insieme pezzi di mondo e farli ballare insieme.

 

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