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"Spettacolo selvaggio" degli Hurts ieri a Milano

Tornano gli Hurts a Milano in occasione dell’uscita del nuovo disco Exile. Il pubblico del concerto, sold out, ai Magazzini Generali è stato caloroso e partecipe, e il duo inglese ha dimostrato di essere all’altezza.

recensione concerto hurts

Milano, Magazzini Generali, 25 marzo 2013. Stando a quanto dichiarato da Theo Hutchcraft in una recente intervista a OnStage, quello che dobbiamo attenderci dall’esibizione degli Hurts è «uno spettacolo più selvaggio rispetto al passato. Perché il nuovo disco lo richiede». Ed eccolo il famigerato tour europeo degli Hurts: 14 date partendo da Londra e facendo un giro per Germania, Austria, Repubblica Ceca, Olanda, Svezia, Svizzera e Polonia per concludersi poi in Scozia. Stando alle news, l’unica data Italiana del 25 Marzo ai Magazzini Generali si annuncia sold out.

In effetti è proprio così: il locale si presenta pieno, con i fan che attendono l’arrivo del duo britannico al ritmo di una colonna sonora che dal pop sfuma nel down-beat. L’attesa finisce intorno alle 21 e 30, quando Theo e Adam salgono sul palco accompagnati da una band composta da batteria, chitarra, un tastierista di supporto e una violinista che funge anche da corista. Gli effetti sonori presto si fanno da parte per lasciare spazio al riff distorto di Exile, title-track del loro secondo lavoro in studio. Theo – consueta pettinatura all’indietro e abbigliamento rigorosamente nero con tanto di guanti – dapprima si produce in mosse sinuose, poi aizza il pubblico quando il pezzo si anima (clicca qui per guardare le foto). Neanche il tempo di riprendere fiato e buttare lì un bel «grazie mille Milano» e parte il singolo Miracle, accolto con grande entusiasmo. Ma non finisce qui: subito dopo è già il turno di Wonderful Life, uno dei brani che ha contribuito alla loro scalata al successo nel 2010. Basta il primo accordo per infiammare la folla, che canta convinta ogni singola parola dimostrando una preparazione notevole e meritandosi il microfono puntato (e il conseguente ruolo da protagonista) nell’ultimo ritornello. Si rimane nel contesto del primo album (Happiness) con Silver Lining, mentre Blind è storia recente; i contro-cori sembrano fatti apposta per essere eseguiti dal pubblico, che certamente non si tira indietro. Terminata Evelyn (che parte e chiude intima, ma in mezzo si scatena), un efficace e molto apprezzato assolo di batteria apre Cupid, altro pezzo che tutti sanno a memoria e cantano a squarciagola; si continua a ballare sul ritmo pseudo hip-hop di Sunday, poi Theo introduce una canzone d’amore – Blood, Tears & Gold. Il fatto che la sua voce sia regolarmente affiancata da quella della folla non stupisce più: le sanno proprio tutte, e anche bene. Mentre capita spesso che i complimenti rivolti da un cantante ai suoi fan siano di rito, bisogna proprio ammettere che in questo caso sono più che giustificati. Unspoken alza il ritmo per poi rilassarsi e chiudere delicatamente, poi Theo lancia dei fiori e fa il gioco dei telefonini (che oramai da un po’ hanno sostituito gli accendini) per stare in tema con il brano successivo, Illuminated. I chiaroscuro di The Road concludono la prima ora di concerto, ma dopo una brevissima pausa la band torna sul palco per eseguire una credibile versione acustica (chitarra-voce) di Somebody To Die For, seguita da un’energica Better Than Love e dall’ottima ballad Stay.

Soffermarsi sul fatto che gli Hurts non abbiano inventato nulla è del tutto superfluo; conviene considerare invece che la loro popolarità non è caduta dal cielo, ma è frutto di una non banale capacità di creare melodie a presa rapida e della maniacale cura del suono – aspetto che sorprendentemente rimane intatto anche dal vivo. L’intonazione di Theo è stata impeccabile per l’intera durata dell’esibizione (eccezion fatta per un paio di indecisioni su Somebody To Die For e Better Than Love, ma in fondo ci può stare) e l’impatto sonoro è stato gestito alla perfezione sia nei momenti calmi che nelle sfuriate selvagge preannunciate dallo stesso Theo. In questo senso The Road – posta strategicamente al culmine del set principale – riassume adeguatamente il concetto, e fa piacere costatare che oltre ad essere un highlight del disco renda benissimo anche live. Promossi.

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