Recensione concerto Incubus Rock in Roma 25 giugno 2012

di: Emanuele Mancini

Recensione Incubus Rock in Roma 2012Roma, Ippodromo delle Capannelle, 25 giugno 2012. Ogni volta che penso agli Incubus, non riesco a non pensare con quale bravura e fortuna siano sopravvissuti al Nu Metal. Nati insieme a tante altre band delle quali abbiamo perso le tracce, come i Limp Bizkit, o delle quali le abbiamo volute perdere, come i Korn, al tramontare della scena che li aveva visti come protagonisti (con almeno due buoni album), si sono fermati, hanno fatto un passo a lato, e hanno ripreso un cammino in una direzione diversa, che li ha portati fino a qui. Quando nei primi anni del ventunesimo secolo, avere un dj in una band rock era diventato un peccato mortale di kitscheria, il buon Dj Kilmore si è messo a suonare tastiere, pianoforti e strumenti etnici. Quando mostrare i muscoli sembrava esser diventato pacchiano, hanno abbassato i volumi e fatto canzoni acustiche e sensuali. Ma il vero segreto della loro sopravvivenza è un altro.

Non molta gente alla prima di questa stagione di Rock in Roma alle Capannelle (dovevano inaugurare qualche tempo fa, ma non ce l’hanno fatta per problemi di messa in sicurezza), forse perché il biglietto era abbastanza esoso, o forse perché l’ultimo disco degli Incubus non è riuscito a rilanciare una carriera ormai stabile da un bel po’ di tempo. Uscito quasi un anno fa, If Not Now, When? è un disco molto piacevole, soft, così tanto che a volte sembra di ascoltare Robbie Williams, o i Maroon 5. In linea di massima, non un gran complimento.

Per fortuna dal vivo portano la maggior parte dei loro successi (leggi la scaletta completa), Nice To Know You, Megalomaniac, Privilege, ma anche Are you in? e Drive, e lo spettacolo è davvero piacevole, ben suonato. Non posso non gioire di brani a cui sono legati momenti della mia adolescenza. Ma il live (guarda le foto) conferma le mie teorie sulla sopravvivenza degli Incubus e anche sulla loro cristallizzazione: il 70% del pubblico, composto da donne di tutte le età in evidente stato di agitazione, è qui per Brandon Boyd. Lui come da contratto, si leva la maglietta al settimo pezzo, rimane a torso nudo, e a quel punto si sente il boato più forte dell’intero concerto. Se questo vuole il pubblico, insieme a canzoni ammiccanti, diamogli questo. A me restano comunque simpatici, trovo sempre nelle loro canzoni la voglia primigenia del fare musica, di dare emozioni. Speriamo adesso che riescano a sopravvivere al loro periodo da boyband.