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Bonamassa live a Milano, fraseggi furiosi e delicate effusioni di chitarra

Recensione concerto Joe Bonamassa Milano 28 febbraio 2013Milano, Alcatraz, 28 febbraio 2013. Il ritorno del grande hard blues di Joe Bonamassa è uno degli eventi più attesi di questo inizio 2013. La tappa di Milano è la prima delle due in programma in Italia di questo lungo giro del mondo intrapreso da Joe e la sua pregiata band. Nonostante il prezzo del biglietto sia indubbiamente arduo da sostenere per molti, l’affluenza è più che ammirevole, fra devoti amanti delle sei corde, bluesman attempati e una buona dose di giovani curiosi.

Introdotto da una fantomatica cover di Highway To Hell in stile bluegrass, Joe parte da solo e in acustico con le note di Palm Trees e un suono perfetto di chitarra che crea un’atmosfera ricca di pathos ed emozione: arrivano ad affiancarlo ben presto percussioni e pianoforte in una versione sofferta di Seagull, vecchia song tratta da Sloe Gin, uno dei suoi migliori lavori di inizio carriera. Joe è in forma, sia negli intenti che nelle esecuzioni, supportato anche da un’ottima voce che si esalta in questo inizio unplugged, dove tutto è più limpido e cristallino. Seguono Jelly Roll e Athens To Athens, mentre chiude questo breve set una spettacolare Woke Up Dreaming, dove tutta la tecnica dell’estroso chitarrista statunitense viene messa in luce, fra boati del pubblico ed applausi fragorosi.

Da questo momento ha campo libero la potenza elettrica della band: Joe si alza in piedi, sfoderando il suo consueto completo scuro con tanto di  camicia bianca e occhiali da sole (qui le foto). Parte Slow Train introdotta da una batteria carica di effetto e da un riff potente eseguito dell’axeman americano, che si dimostra in grado di tracciare con efficacia tutta la linea sonora del convincente show. Con il passaggio dall’acustico all’elettrico si perde un po’ di impatto, ma complessivamente tutto resta vibrante e coinvolgente.

Bonamassa sceglie una scaletta in cui il blues è solo un pretesto per sfoderare suoni e melodie personali, fra fraseggi furiosi e dolci e delicate effusioni chitarristiche. Non mancano nella lunga setlist un sincero omaggio al compianto Gary Moore con la meravigliosa Midnight Blues, una lunghissima suite version di Look Over Yonders Wall e la potentissima Ballad Of John Henry, con l’hammond ad accompagnare il cadenzante incedere di tutto il pezzo. Chiudono poi le oltre due ore di show il commovente romanticismo di Asking Around For You e il festoso tributo finale con Just Got Paid, goliardica song dei ZZ Top, ormai in scaletta da tempo nelle performance live di Joe e dei suoi. Un ottimo concerto, un professionista serio e divertente, un’altra serata di grande musica.

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