Home

Litfiba in concerto a Milano, la Trilogia della leggenda

Ieri sera, a Milano, primo concerto del tour Trilogia 1983-1989 dei Litfiba. Una serata speciale, che ha ricordato e ribadito a tutti l’importanza della rock band toscana nella storia della musica italiana. Ecco la recensione dello show.

Recensione concerto Litfiba Milano

Milano, Alcatraz, 30 gennaio 2013. Esagerato. Volutamente e incredibilmente esagerato il primo concerto di Milano del Trilogia 83-89 tour dei Litfiba. Due ore e mezzo di show, un piccolo intervallo per fare la foto della copertina del disco live che la band registrava proprio questa sera (la sessione a dire il vero proseguirà anche domani ma diamine, questa era la première no?, ndr) e ventiquattro pezzi clamorosi (leggi qui la scaletta) dal carico emozionale elevatissimo.

Si inizia precisi alle 21:30, l’Alcatraz è pieno come un uovo ed esplode quando partono le note di Eroi nel vento. Aiazzi e Maroccolo da subito fanno la differenza: si nota la maestria esecutiva di Antonio alle tastiere e l’inconfondibile basso sferragliante di Marok, che rimbomba nelle casse toraciche di tutti i presenti con voluttuosa costanza. I presenti, già, una massa di gente decisamente verso gli -enta e gli -anta, qualche ragazzino portato dai genitori e un tot di belle presenze femminili aiutano relativamente ad abbassare l’età media. Ma importa poco, perché questa sera si celebra un periodo impossibile da ripetere nonché d’importanza assoluta nella storia del rock italiano: i Litfiba crearono qualcosa di unico nei solchi di Desaparecido, 17 Re e Litfiba 3, contaminando la new wave degli esordi con rock sempre più duro, psichedelia, influenze latine e folk in una miscela unica nel suo genere. E nonostante siano passati parecchi anni, l’impatto è veramente fedele all’originale.

Me lo avevano detto Piero e Ghigo in una lunga intervista (che potete leggere qui) che avrebbero cercato di riportare sul palco lo spirito e quelle atmosfere dell’epoca. E lo hanno fatto alla grande, presentando uno stage veramente spoglio di qualsiasi scenografia, limitandosi a qualche gioco dell’impianto luci, puntando tutto sulla Musica. Il sound era altrettanto Eighties con qualche inevitabile limatura moderna, ma nessun abuso di effetti vari. Necessario citare anche il nuovo batterista Luca Martelli, inesauribile e anche importante nel sorreggere Pelù con le backup vocals d’ordinanza. Il frontman rispolvera i pantaloni e il completo di una volta (guarda le foto), Renzulli svolge il proprio compito come al solito senza invadere la scena. Il pubblico è tuttavia il sesto uomo, in grado di cantare davvero ogni canzone dall’inizio alla fine, saltando, pogando e partecipando come capita raramente di vedere nei live set di oggi.

Detto nuovamente che la scaletta parla da sola, dovendo a ogni costo identificare degli highlights, possiamo dire senza timore di smentita che colpi al cuore incredibili sono stati Transea, Versante Est e Pierrot e la Luna; quindi oscurità assoluta con Guerra e Ferito, momenti di delirio collettivo imperdibili con Gira nel mio cerchio e Cane. Se Il vento e Amigo (dedicata al compianto Ringo De Palma) sono state situazioni toccanti, il finale hardcore di Tex ha disintegrato definitivamente le ossa dei coraggiosi sotto il palco e nel parterre. Un concentrato esagerato (come si diceva all’inizio ricordate?) di sensazioni, brividi e partecipazione, un evento da non perdere e a cui portare amici e conoscenti più giovani per far sentire loro la vera essenza della più grande rock band italiana degli Anni Ottanta. Altro che Ritmo 2 e Lacio Drom!

Commenti

Commenti

Condivisioni