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Cari Litfiba, non fate i bischeri. La recensione del concerto di Roma

Recensione concerto Litfiba Roma 20 aprile 2013Roma, Atlantico, 20 aprile 2013. Sarà una mera circostanza geografica, ma nella loro storia ultratrentennale non è avvenuto troppo spesso che i Litfiba approdassero nella Capitale nella prima parte di un tour, quando si è più freschi, ma anche più impacciati. Più spesso, le loro tappe capitoline sono giunte nelle seconde tranche di tournée: per lo stesso motivo, si intuisce facilmente come, quando si parla di una macchina animale da live come quella dei toscani, sia forse il momento migliore. Non si sottrae a tali considerazioni la tappa romana di questa loro ennesima (re)incarnazione: ben rodato, sornione e potentissimo, lo show di un umido sabato 20 aprile è infatti una rappresentazione quasi perfetta dell’applauditissimo Trilogia Tour.

La cornice dell’Atlantico è una bolgia rovente che urla un solo nome. E quel nome è quello di una parte fondamentale della nostra musica: è quello di tre album che hanno riscritto il modo di sentire, pensare e disegnare il rock del nostro Paese, togliendo alla nostra lingua la scusa di non essere nata per frequentarlo.

Dall’iniziale Desaparecido al conclusivo Litfiba 3, passando per le addirittura precedenti Transea e Versante Est, quella che si sussegue tra vecchi cavalli di battaglia e attesi ritorni è esattamente quanto avete sentito da praticamente chiunque abbia presenziato a questo tour: la sintesi definitiva della storia irripetibile e clamorosa dei Litfiba. Una storia che si ripete, se si considera che nelle rare pause concesse dalle lame sfavillanti del basso di Gianni Maroccolo, dal drumming affamato di Luca Martelli, dalle melodie alte di Antonio Aiazzi o dalla consueta geniale elementarità delle chitarre di Ghigo Renzulli, sono sempre gli stessi i messaggi lanciati da un Piero Pelù ancora e sempre più staccato dal resto dei performer italiani (guarda le foto del concerto).

Ma anche una storia che in qualche modo si rinnova, a giudicare dalla direzione sonora intrapresa da questi Litfiba: se ci si poteva attendere che l’ingresso di Aiazzi e Maroccolo rendesse l’impatto live più cerebrale e meno tellurico, va invece a verificarsi l’esatto contrario. Così va a finire che le rifiniture e le tante piccole gemme incastonate nei dettagli di vecchi cimeli (l’incantevole Pierrot e la Luna, Paname o le già citate Transea e Versante Est) vengono gioiosamente immerse nella familiare istintualità di sempre, che le restituisce, se possibile, ancor più lucenti.

E va a finire anche che dove invece ci si aspetta il botto (Resta, Tex, Cane, La preda – probabilmente la versione migliore di sempre – Ferito, Gira nel mio cerchio, Corri, Amigo) al suo posto arriva un’esplosione letteralmente incontenibile, in un insieme compatto e uniforme che chiarisce una volta per tutte che eventuali incompatibilità tra questi cinque non saranno mai musicali.

Insomma, dopo aver assistito a un evento simile è davvero difficile trovare altro da aggiungere, se non un messaggio al lettore e uno ai Litfiba stessi.

Quello al lettore è: non perderti questo spettacolo, per nessuna ragione.
Quello ai Litfiba è: ‘un fate i bischeri e vedete di restare insieme, ora che vi siete ritrovati.

C’è ancora gran bisogno di voi.

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