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Recensione del concerto dei Maccabees a Roma

Recensione concerto Maccabees Roma 4 novembre 2012Ciampino (Roma), Orion Club, 4 novembre 2012. È l’Orion Club ad ospitare la data romana dei The Maccabees, programmata per la scorsa primavera e rinviata ad oggi per “improrogabili impegni della band”, una motivazione che mi ha riportato indietro nel tempo, direttamente a quando durante il liceo scrivevo giustificazioni più o meno simili sul libretto delle assenze. In egual misura mi ha riportato al passato l’atmosfera dell’Orion, ricordandomi lo storico Rainbow di Milano, dove anni or sono andavo in trasferta per vedere più o meno la stessa proposta: il gruppo inglese rivelazione del momento, promessa dell’indie, baluardo di NME, perso per strada al più tardi cinque anni dopo. Anche la gente sembra la stessa, uno sparuto gruppo di appassionati oltranzisti di tutto ciò che proviene dalla terra di Albione, categoria che avevo perso di vista alla fine degli Anni ’90 e che esiste e resiste nonostante l’avvento dei voli low cost abbia tolto molta esoticità a quelle terre, una volta lontane e misteriose. Anche se l’effetto nostalgia è preponderante, c’è una differenza sostanziale: a discapito delle premesse i Maccabees sono un gruppo in crescita; stanno cercando di smarcarsi dalla posizione di band indie con il singolone di successo e hanno intenzione di mostrare che hanno ben altro da dire. Bersaglio quasi centrato con il loro ultimo lavoro in studio Given To The Wild, pubblicato all’inizio di quest’anno e portato in tour sui palchi di mezzo mondo.

Puntualissimi, i sei di Brighton entrano in scena alle 22.29, per iniziare a suonare le prime note alle 22.30 spaccate, come da programma. Il concerto si apre con Child, primo brano di Given To The Wild, per proseguire con Wall Of Arms e William Powers, due dei brani più apprezzabili del loro precedente album. Il resto della breve scaletta (suoneranno un’ora e un quarto) attinge prevalentemente dall’ultimo disco e va avanti senza esitazioni, raggiungendo il suo apice con No Kind Words e la conclusiva Grew Up At Midnight (clicca qui per la scaletta completa).

I ragazzi sono già dei musicisti consumati, nonostante la giovane età, hanno avuto modo di rodare l’esibizione tantissime volte quest’anno e si vede. Nonostante questo e nonostante la fiducia riposta in loro, manca, e lo dico con rammarico, ancora qualcosa, qualcosa purtroppo di non prescindibile: la canzone giusta. Arrivano a lambirla, ci girano intorno, la sfiorano, ma non la prendono mai in pieno. Sei lì ad aspettare che giunga finalmente quell’emozione che ti rapisca, che ti faccia venire la pelle d’oca, ma non accade, e dopo cinque, sei, sette brani d’attesa, vince la noia. Ed è un peccato, perché sono bravissimi, ci mettono il cuore e l’anima, ma non basta. D’altra parte la cosa più ardua di questo mestiere è proprio riuscire a scrivere delle canzoni memorabili, non posso che essergli solidale. La loro storia è appena iniziata e hanno tutte le carte in regola. Non ci resta che sperare insieme a loro che il giorno della canzone giusta arrivi anche per i Maccabees.

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