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Recensione concerto Madonna Milano San Siro 14 giugno 2012

Milano, 14 giugno 2012. Arrivare a San Siro per il concerto di Madonna è un po’ come fare un salto nel passato. Fuori, i resti della nottata che alcuni irriducibili hanno passato in trepida attesa

Recensione concerto Madonna Milano 2012Milano, 14 giugno 2012. Arrivare a San Siro per il concerto di Madonna è un po’ come fare un salto nel passato. Fuori, a terra, cuscini gonfiabili e resti della nottata che alcuni irriducibili hanno passato in trepida attesa del fatidico momento, dentro gradinate gremite e tante fan vestite come Madonna in versione anni ‘80, ma c’è anche chi ne rievoca il look anni ‘90 e Duemila. A cuocere a puntino il pubblico già caldo ci pensa Martin Solveig, a cui Miss Ciccone ha affidato l’apertura della serata, oltre che la produzione di alcuni brani dell’ultimo disco MDNA. Il dj sale in consolle alle 20.00 e dopo un’ora esatta porta tutti all’apice dell’entusiasmo pompando nelle casse la famosa Hello e annunciando che «the queen is ready». Tutti pendono dalle sue labbra ma hanno anche ben presente che a Roma i minuti di ritardo sono stati tanti quanti quelli della durata di una partita di calcio e non si azzardano ad aspettarsi di vederla davvero da un momento all’altro. Alla fine sono 50 i minuti di attesa, che il pubblico interrompe 3-4 volte con rumorosi fischi, lanciando un messaggio ben chiaro che suona come un «Sarai anche Madonna, però…».

Improvvisamente si spengono le luci, cala il silenzio e ci siamo. Esplode un boato quando Madonna fa la sua comparsa all’interno del confessionale della cattedrale gotica, ricreata sugli schermi, che fa da scenografia e che anticipa quello che sarà il filo conduttore di tutto il live: la rappresentazione della spiritualità nelle varie culture, da quella cristiana dell’inizio a quella tribale riproposta in Hung Up a quella buddista e un po’ hippie di I’m A Sinner verso la fine. Madonna si sposta da una parte all’altra del palco con coreografie che fanno dimenticare che abbia già passato 54 primavere e tutto si svolge all’insegna della techno e della dance, compresa una riarrangiata Papa Don’t Preach che si insinua dopo Gang Bang. In questo tripudio di bassi e campioni che ben poco fanno sentire della sua voce (che certamente si avvale dell’aiutino del playback perché il fiato che resta è poco per far spingere a sufficienza i polmoni) arriva il medley tra Express Yourself e Born This Way di Lady Gaga, con cui Miss Ciccone, divertita, tira una zampata a Miss Germanotta, con tanto di messa in mostra del suo lato B, che vale più di mille dichiarazioni.

Puntuale come in tutte le tappe del tour arriva il dialogo con i fan, in cui incita alla tolleranza e all’amore – che però mal si concilia con la Madonna che imbraccia mitra e pistola nella fase iniziale del live con tanto di proiezioni splatter sui video che aiutano ad inscenare omicidi e colluttazioni – e un ringraziamento, corredato da un mea culpa per non averlo fatto già a Roma, per i fan italiani che la sostengono da tre decadi (that’s pretty phenomenal) e che, conferma con grande sollievo di tutti, do it better. C’è ancora tempo per mostrare un lato più romantico in quello che è il momento forse migliore di tutto il live, quando canta Like A Virgin accompagnata solo dal piano. E qui, senza scenografie, coreografie, ballerini ed espedienti vari viene fuori quella marcia in più che sta all’origine di tutto, quella capacità di tenere la scena (reale e figurata) con cui ha conquistato il mondo. I toni tornano sgargianti ed esuberanti mano a mano che si corre verso la fine, annunciata da una Like A Prayer in versione gospel (con tanto di coro) e che apre la pista a Celebration, gran finale con tutti i ballerini sul palco e una scatenatissima Madonna.

Si sarà anche ascoltato molto playback, le coreografie avranno anche rubato troppo spazio alla musica, sarà pure rimasta un po’ di acquolina in bocca per quei pezzi solo accennati. Ma sono uscita dallo stadio entusiasta, dimenticandomi di aver pensato, all’inizio, “c’è chi per finire di suonare a mezzanotte inizia a cantare alle 20.00 e chi per non essere da meno deve iniziare alle 22.00”. Significa che lo show è riuscito. E se questo è successo senza che mi ritrovassi a pensare che la Musica è altro, cosa che mi sono ritrovata a pensare più volte guardando tanti altri, è perché è Madonna ad aver inventato questo tipo di spettacolo. Lei è l’originale e non la copia. Basta questo a fare la differenza.

Leggi la scaletta e guarda le foto del concerto.

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