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Marlene Kuntz in concerto a Roma, serata di grazia per i piemontesi

Recensione concerto Marlene Kuntz Roma 25 gennaio 2013Roma, Stazione Birra, 25 Gennaio 2013. È alquanto paradossale riflettere sulla considerazione ibrida di cui ad oggi gode una band con una storia come quella dei Marlene Kuntz. Pur potendo con tutta tranquillità meritare la definizione di veri e propri – e probabilmente ancor oggi non poco sottovalutati – alfieri alternative del noise rock d’autore, nel tempo ai cuneesi è toccato di ritrovarsi all’interno di un gioco di specchi.

Da un lato c’è l’ambizione di raggiungere un pubblico generalista che finora, a dispetto di una vivida vena cantautorale, raramente ha riservato  loro troppi consensi; dall’altra, uno zoccolo duro ai limiti dell’oltranzismo che ha vissuto e vive come un mezzo tradimento ogni troppo invasiva concessione a tali contesti. Se al tutto si aggiunge il tipo di proposta che ha accompagnato gli anni più recenti che i nostri si sono lasciati alle spalle, non sorprenderà constatare l’emozione dei presenti alla Stazione Birra di Roma gremita come ultimamente non era successo troppo spesso.

La band aveva a più riprese annunciato che il loro 2013 sarebbe iniziato sotto il segno di una minitranche di show fortemente imperniati sui loro primi lavori: malgrado questa scelta ricorra anche con una certa frequenza nel loro menu live, il taglio maggiormente intimo e meno deflagrante degli ultimi lavori rende sempre pertinente chiedersi se i Marlene sappiano ancora presentare il loro biglietto da visita più sporco, violento e vero. E quanto ancora ne abbiano voglia. Per tutta risposta, la band lascia temporaneamente a casa il passato recente – a rappresentare Ricoveri virtuali e sexy solitudini e Canzoni per un figlio ci sono le sole Io e me, Canzone per un figlio e Pensa – , pesca a piene mani dal periodo 1994-2001 (con l’eccezionale Ho ucciso paranoia a far la parte del leone) e – alla faccia di tutti i superlativi banalizzanti – dà vita a un concerto semplicemente strepitoso e pressoché privo di punti deboli.

Se si esclude l’innocua cover di Impressioni di settembre, lo scheletro della scaletta è felicemente concepito per oscillare tra pogo e inquietudine: lo dimostrano l’apertura affidata alla doppia sberla di Ape regina e Cometa, ma anche tiratissime versioni di vecchi cimeli come L’abitudine, Cara è la fine, Naufragio, Un sollievo e cimeli ancor oggi odorosi di elettricità come 1° 2° 3° (peccato non aver rispolverato anche Trasudamerica o Il vile, che avrebbero degnamente completato una simile apoteosi). E se il culmine di un simile monolite sonoro non può che essere rappresentato da una Festa mesta come sempre tellurica e liberatoria, proprio da lì Godano e compagni, tutti in invidiabile stato di forma, concentrati e laconici (guarda le foto), decidono di spiazzare facendo iniziare quello che a tutti gli effetti appare come un altro concerto. Riuscendo alla perfezione nell’intento.

A seguire, accuratamente selezionata, nel mosaico si incastona infatti una piccola serie di gemme recenti che anticipano la conclusiva Sonica, come sempre catartica e densa di scie e deragliamenti noise: le già citate Io e me e Pensa, certo, ma soprattutto la tripletta da brividi composta dal pianoforte incantevole di Canzone ecologica o dalle liriche deliziose e sentite di Grazie e Bellezza. E alla luce di una simile, riuscitissima sintesi live, è un piacere grande constatare il modo in cui questi Marlene Kuntz silenziosi, consapevoli e – lo ripetiamo – a tutt’oggi ancora sottovalutatissimi, vadano avanti per la loro strada. E come, così facendo, forniscano dunque al proprio pubblico – al proprio stratificato, complesso pubblico – una risposta che quasi riesce nel piccolo miracolo di metterlo d’accordo.

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