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Maximo Park, la recensione del concerto di Milano

Recensione concerto Maximo Park MilanoMilano, Magazzini Generali, 15 ottobre 2012. Non sempre riesco ad arrivare in tempo per ascoltare anche il gruppo spalla, quando capita però lo faccio sempre con molta attenzione ed è il caso del concerto dei Maximo Park. Solitamente non c’è ancora molta gente quindi si riesce a godersi lo spettacolo con un certo relax, poi se volete c’è anche un certo senso di collaborazione: essendo musicista anche io, capisco perfettamente quale sia il loro stato d’animo e qualche applauso in più lo regalo sempre con piacere. Sono contento di essere riuscito ad arrivare in tempo per godermi gli Animal Kingdom, giovane band britannica con all’attivo già un paio di album. L’originalità non è il loro piatto forte e tra i vari brani sembra di scorgere qua e là diverse sonorità ampiamente conosciute. Non importa, i quaranta minuti a loro concessi sono veramente piacevoli, si lasciano ascoltare ed apprezzare, con quelle sound che ricorda un po’ i Maccabees, un po’ i Boxer Rebellion: melodie e ritmo con qualche inserto di elettronica che non guasta. L’unica pecca (se vogliamo trovarla) in questa band composta da basso, cantante chitarrista e batteria sta proprio in quest’ultimo elemento: batterista bravo a gestire il suo strumento e le sequenze, ma se osasse un po’ di più nella scrittura delle partiture saprebbe sicuramente dare una spinta maggiore a tutto l’ensemble.

Questa sera però siamo qui per i Maximo Park: il quintetto di Newcastle capitanato da Paul Smith ha saputo attirare su di sé una grossa attenzione nel decennio passato con i primi due album in studio A Certain Trigger e Our Earthly Pleasures.  L’attenzione mediatica su di loro è un po’ calata in questi anni ma hanno pubblicato da pochi mesi il loro quarto lavoro The National Health. Un album che non sposta di molto il loro asse nella ricerca musicale. Quando si dice la coerenza.

Smith è sicuramente un personaggio da palcoscenico, si presenta come sempre con abito e cappello (guarda le foto) e non appena parte la title track The National Health inizia il suo personalissimo spettacolo fatto di balletti, sguardi e movenze scatenate. La scaletta incentrata ovviamente sull’ultimo cd non dimentica i successi meno recenti regalando ad esempio una Graffiti dopo pochissimi pezzi e concentrando poi nel finale le altre hit d’annata (leggi la scaletta). Il locale, non imballato ma comunque piuttosto pieno, risponde bene (siamo pur sempre a Milano, non certo una delle platee più calde d’Italia), ed è in effetti quasi impossibile rimanere fermi. I pezzi scorrono via senza pausa dimostrando sicuramente la grossa capacità dei Maximo Park nel calcare palchi internazionali e nel saper reggere un ritmo serrato.

La critica che si può muovere a questo live è una costatazione su quello che è la natura stessa della band: a lungo andare i pezzi tendono ad assomigliarsi un po’ tutti, mancando una vera ricerca in termini di sonorità e scrittura. Quando il livello di adrenalina si alza tutto fila liscio, quando si abbassa l’attenzione rimane alta solo per i fedelissimi.

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