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Ministri in concerto a Milano, bagno di folla da ricordare

recensione concerto ministri

Milano, Alcatraz, 21 marzo 2013. I Ministri dal vivo sono una forza. Non è una novità, la stessa band ne è consapevole e nei dischi cerca di riprodurre il proprio impatto live. Ma di fronte al sold out dell’Alcatraz, e ad un pubblico devoto e conquistato prima ancora che iniziasse il concerto, per un attimo hanno vacillato. È durato solo un momento, il tempo di controllare l’accordatura degli strumenti e poi iniziare a suonare, ma si è percepito come loro stessi fossero intimoriti da quello che gli stava succedendo. Ovviamente è poi bastato l’attacco di chitarra del primo pezzo Stare dove sono per ritrovare la giusta sfrontatezza, che da sempre è la benzina della band.

Sul palco sono sempre loro, cuore, sudore e schitarrate; tra un pezzo e l’altro Federico farfuglia mezze frasi al microfono e Divi, istrione, non perde occasione per notare che il locale è decisamente stipato (clicca qui per guardare le foto). La scaletta predilige l’ultimo album Per un passato migliore, che viene suonato quasi tutto, concedendo giusto un pugno di pezzi ai lavori precedenti. Il pubblico è comunque dalla loro parte e anche se i nuovi brani non sono ancora stati imparati a memoria e magari sono un po’ da rodare, li accoglie con calore cantando a squarciagola anche le strofe di cui non conosce le parole. Certo, il putiferio si scatena con quelli che ormai sono i cavalli di battaglia: dopo l’immancabile pogo di Diritto al tetto, una ragazza mi chiede se ho visto la sua scarpa sinistra.

Il concerto scorre veloce tra una battutina («Abbiamo messo la M di Modà sugli amplificatori per essere il gruppo più figo d’Italia») e le canzoni urlate in faccia. Quando Divi si getta sulla folla per il consueto stage diving, mentre il pubblico intona Il bel canto come fosse una preghiera («Ci meritiamo le stragi, altro che Alberto Sordi»), sembra voler nuotare tra le mille mani per arrivare il più lontano possibile dal palco, e vedere se realmente c’è tutta la gente che sembra. Si, c’è.

I Ministri sono una band che si è scavata un suo spazio partendo dal basso, creandosi un seguito concerto dopo concerto, e uno spettacolo come quello di ieri sera, 3000 persone urlare a squarciagola che «il tuo lavoro non vale niente, il tuo contratto non vale niente, il tuo voto non vale niente, tanto vale provarci comunque» non è solo un grande traguardo ma anche un ottimo auspicio per il loro futuro.

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