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Recensione concerto Modà Arena di Verona 16 settembre 2012

Arena di Verona, 16 settembre 2012. Questo concerto dei Modà è un evento speciale, e che la serata sia di quelle importanti lo si capisce subito, entrando. C’è qualcosa di strano, di diverso.

Recesione-concerto-Modà-Arena-di-Verona-16-settembre-2012Arena di Verona, 16 settembre 2012. Questo concerto dei Modà è un evento speciale, e che la serata sia di quelle importanti lo si capisce subito, entrando. C’è qualcosa di strano, di diverso. E’ la luce: non stiamo parlando dei soliti fari che illuminano il palco ma di una sorta di “effetto giorno” che rende perfettamente visibile e godibile, sia internamente che esternamente, ogni angolo dell’anfiteatro (guarda le foto). Sarà per la radiovisione su RTL 102.5 e la diretta audio e video su Radio Italia, Video Italia e Radio Italia Tv, sarà per l’esclusività del live, ma l’Arena così tirata a lustro sembra ancora più bella e si lascia guardare in tutto il suo splendore, quasi fosse lei la protagonista della serata.

L’atmosfera è elettrizzante e i fan non stanno più nella pelle: è l’unico live del 2012 della band milanese, che qui si presenta con tanto di orchestra e di coro. Ormai manca poco all’inizio e tutti i 12.000 presenti hanno già preso posto; molti sventolano in aria dei palloncini rossi a forma di cuore, altri indossano una fascetta attorno ai capelli con il nome del gruppo. L’orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano è già seduta attorno al palco mentre il Coro di Verona si posiziona in fondo, sotto al gigantesco schermo. Sono 160 in tutto gli elementi diretti dal geniale Maestro Charles Burgi. Sul ledwall sfilano le immagini dei componenti del gruppo con una grafica stile film western. Entra la band e tutti urlano il nome di Kekko.

“Buonasera Verona!” esordisce lui, “E’ da giugno che non ci state facendo dormire, avete comprato tutti i biglietti in soli 5 giorni! Siete pazzi…“. E inizia la festa. L’apertura è affidata a Meschina, con l’orchestra che si inserisce perfettamente sugli strumenti elettrici della band come fosse un tutt’uno con loro, e Ti amo veramente. Segue Urlo e non  mi senti: “Questa l’abbiamo scritta io e Zappa (Enrico Zapparoli il chitarrista, ndr) per una grande artista”, dice, riferendosi ad Alessandra Amoroso. Tra il pubblico ci sono anche molti bambini che cantano a squarciagola e non perdono una parola (ma come fanno a conoscerle tutte?). E’ il momento di  Arriverà, uno dei pezzi più attesi grazie al  successo del Festival di Sanremo 2011. Zappa ora posa la chitarra elettrica ed imbraccia quella classica, è il momento di Mani inutili con i violini dell’orchestra che la rendono ancora più poetica (clicca qui per la scaletta).

“Mi hanno detto che il rock lo si può fare anche con l’orchestra” dice Kekko. “Noi non facciamo rock ma solo qualche cazzatina, gliela facciamo sentire Maestro?” e parte una versione “folle” di Vittima con l’orchestra che ci dà dentro sul serio per star dietro alla band. Kekko è visibilmente emozionato e addirittura si commuove quando canta Nuvole di rock. La dedica al suo vecchio produttore Alberto Cutolo, colui che ha creduto per primo nei Modà. Un pensiero va poi a quegli anni difficili in cui il successo tardava ad arrivare, ringrazia quindi la sua famiglia che l’ha supportato agli inizi quando non portava a casa uno stipendio: “La prima volta l’ho cantata all’oratorio, ora la canto qui in Arena, si è realizzato un sogno, sono orgoglioso” spiega. Poi arriva il momento di Sono già solo, in una  versione molto particolare con l’orchestra che scandisce il ritmo e tutti si scatenano, tanto da far esclamare a Kekko “Piano che cade giù l’Arena!”.

Per presentare il primo ospite Kekko fa una breve digressione su come l’ha conosciuto: “Vi dico sempre: credete nei sogni! Ora vi racconto questa: nel 2000, quando andai a Palma di Maiorca con la mia fidanzata, sentii una canzone sulla spiaggia che mi faceva impazzire; tornato in Italia dissi alla mia band che avevo scoperto un gruppo fantastico, gli Jarabedepalo. Ora è qui con noi Pau, eccolo!”. E sale sul palco Pau Dones, che sfodera in sequenza le hit internazionali Agua, La Flaca e Depende, ballando (e facendo ballare tutti) ininterrottamente. Poi intonano insieme la tanto attesa Come un pittore.

Il pubblico partecipa attivamente allo spettacolo e quando è il momento di Ti sento parte di me si alzano foglietti bianchi e rossi in tutta l’Arena fino a creare un gigantesco striscione con la scritta Modà. Kekko è letteralmente sconvolto da tanto affetto e terminato il brano confessa: “C’è stato un momento della canzone che non capivo più niente, è stato pazzesco! Grazie veramente”. Si passa poi dalle emozioni contrastanti di Salvami presentata da Kekko “come una preghiera” al ritmo incalzante di La notte. 

Finalmente poi viene svelato il secondo misterioso ospite della serata, si cui si sapeva solo che sarebbe stato un uomo: Kekko presenta Luca Medici, che chiamato così dice poco, ma che poi tutti riconoscono quando sale onstageè Checco Zalone, chiamato col suo vero nome proprio perché  sul palco si presenta nei panni di pianista e non come comico. La chiusura, come spiega Kekko, è affidata a Viva i romantici: “Ci tenevo a concludere con questo pezzo e lo dedico a voi. Nonostante il successo, nonostante le cose belle che mi sono capitate in questi anni (sono anche diventato anche papà!) noi siamo sempre persone normali come voi. Grazie per averci fatto sentire importanti anche questa sera”.

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