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Recensione concerto Morrissey Teatro Arcimboldi Milano 10 luglio 2012

Milano, Teatro degli Arcimboldi, 10 luglio 2012. «Bambini, bambini, bambini… you know me…» esordisce ironico Morrissey, consegnandosi al caldo abbraccio del pubblico – perlopiù ultraquarantenne – accorso al Teatro Arcimboldi.

Recensione concerto Morrissey Milano 2012Milano, Teatro degli Arcimboldi, 10 luglio 2012. «Bambini, bambini, bambini… you know me…» esordisce ironico Morrissey, consegnandosi al caldo abbraccio del pubblico – perlopiù ultraquarantenne – accorso al Teatro Arcimboldi. Appare sul palco dopo il “one woman show” dell’americana Kristeen Young, eccentrica polistrumentista avvezza ai funambolismi vocali e ai rumori elettronici, e dopo la proiezione di filmati che rispolverano voci e volti di star e starlette d’antàn, da Brigitte Bardot agli Sparks e ai New York Dolls. Con lui c’è la band che lo accompagna dal 2009 e con la quale l’ex leader degli Smiths sta girando l’Europa dopo aver scandagliato per mesi Sud America, Giappone e Stati Uniti: i sudamericani Gustavo Manzur (tastiere) e Jesse Tobias (chitarra), Matt Walker (batteria), Solomon Walker (basso) e un irriconoscibile Boz Boorer (chitarra) nei grotteschi panni di una donna, con vestitino anni Cinquanta e parrucca d’ordinanza.

Si comincia con You Have Killed Me e poi, subito, arriva la prima sortita del Moz in territorio Smiths con un’incandescente versione di Still Ill (leggi la scaletta del concerto). Sullo schermo campeggia ironica la vignetta di un Oscar Wilde che si domanda perplesso: “Who’s Morrissey?”. Di rimando, il monumento vivente del pop britannico – 53 anni da poco compiuti e nessun nuovo album da promuovere – infila, una dopo l’altra, canzoni che spaziano fra passato remoto (Everyday Is Like Sunday, Ouija Board Ouija BoardAlma Matters) e passato prossimo (una decina di canzoni dai suoi album solisti, di cui tre dal più recente Year of Refusal), aprendo anche una piccola finestra sul presente e l’ipotetico futuro con le inedite Black Cloud e People Are The Same Everywhere – quest’ultima ha un sicuro potenziale da hit-single. In scaletta finisce anche una cover, la romantica ballatona di Frankie Valli “To Give (The Reason I Live)” che I Camaleonti portarono a Sanremo nel ’69 con il titolo di Io per lei.

Dal glorioso cilindro degli Smiths, dopo Still Ill, Morrissey ha anche tirato fuori Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me, Shoplifters Of The World Unite, I Know It’s Over e l’immancabile Meat Is Murder, accompagnata dalla proiezione di filmati che documentano l’ordinario orrore degli allevamenti ovicoli e del bestiame portato al macello, e incorniciata da un apocalittico arrangiamento noisy. Gran finale, dopo un’ora e mezza di show, con la tellurica How Soon Is Now? e quel disperato implorare che oggi, come 28 anni fa, arriva dritto allo stomaco e al cuore: «Sono un uomo ed ho bisogno d’essere amato esattamente come chiunque altro».

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