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Muse in concerto a Bologna, uno show perfetto

recensione-concerto-muse-bolognaBologna, Unipol Arena, 16 novembre 2012. Il grande ritorno in Italia dei Muse, due date al chiuso a Bologna e Pesaro per poi replicare (questa volta negli stadi) nell’estate 2013, ha entusiasmato tutti i presenti all’Arena romagnola. Due ore di set (leggi la scaletta) senza pause e costruite in maniera quasi maniacale dalla band inglese, attenta a ogni dettaglio: quello dei Muse è uno degli show più incredibili e imperdibili a cui è possibile assistere oggi. La scenografia è una parte indispensabile all’interno di uno spettacolo che si rispetti, quando però si parla dei Muse questa diventa un qualcosa di ancora più essenziale per immergere al massimo i fan nell’atmosfera (a tratti surreale) che si crea durante la serata. Se per i primi pezzi i led la fanno da padrone, quando entra in scena la piramide rovesciata, fatta di monitor, al concerto si aggiunge una componente visiva fondamentale, che permette di godersi al massimo anche i pezzi di The 2nd Law (che avevano lasciato perplesso qualcuno nella versione da studio).

Ed è proprio questa release la più saccheggiata, con ben nove pezzi. Riproposti e riarrangiati live assumono uno spessore diverso – decisamente più impattante – e suonano dannatamente bene, come ad esempio Follow Me, molto meno da dance floor rispetto alle attese. Tra videoclip che mostrano broker intenti a far collassare la borsa durante Animals, le lyrics che scorrono sugli occhiali da sole ipertecnologici di Matt su Madness, le ballatone con Bellamy al pianoforte (Falling Down) e migliaia di accendini in aria su Explorers, è sugli anthem come Time Is Running Out che partono i cori da stadio, con tanto di salti e pogate d’ordinanza, fino all’apoteosi di Plug In Baby.

Negli encore la piramide cambia verso, ovvero cala dritta. Parte Uprising e nessuno riesce a stare fermo, stesso discorso durante Kinghts Of Cydonia, fino alla chiusura, inaspettata, con Survival. Un concerto sostanzialmente perfetto, inattaccabile e davvero di livello altissimo: i Muse sono oramai delle macchine da guerra programmate alla perfezione in termini di perizia esecutiva. Matthew non ha avuto cali di voce significativi durante lo show e si è mostrato molto più espansivo e loquace rispetto al passato. Ci sono ancora tre possibilità per vedere questo gruppo incredibile dal vivo da qui ai prossimi mesi: non perdeteveli per nessun motivo al mondo.

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