I mille colori dei Negramaro a San Siro

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I Negramaro hanno colorato lo stadio di Milano con tutti i colori a loro disposizione e un sacco di ospiti. La nostra recensione del concerto di San Siro.

Stadio di San Siro, Milano, 13 luglio 2013. I Negramaro a San Siro. Quasi non ci si crede che in dieci anni di carriera siano arrivati fin qui. Ancora non sono le nove ed Estate esplode in mezzo allo stadio dettando da subito il ritmo dello show. Letteralmente in mezzo: la band compare sulla pedana al centro del settore prato, collegata al palco principale tramite due larghe curve. Sembra una pista automobilistica, un’ellissi che chiude in un abbraccio tutto il pubblico raccolto nel pit. Prima che ce ne rendiamo conto la scaletta offre anche Immenso e Meraviglioso; possiamo tirare il fiato solo quando la band si trasferisce lentamente sul palco principale, mentre Sangiorgi approfitta del tragitto – piuttosto lungo – per scambiare qualche parola con il pubblico.

San Siro è finalmente pronto per tingersi di tutti i i colori dei Negramaro, e non mi riferisco solo alla grafica della raccolta Una storia semplice, che viene spesso ripresa dai molti schermi quadrati sul palco, mentre i due più grandi ai lati si concentrano sui musicisti. Non parlo neanche dalle fasce colorate che compaiono sul microfono di Giuliano o sulla chitarra di Spedicato, nè ai palloncini sventolati dal pubblico, nè ai seggiolini di San Siro divisi per settore. I veri colori vengono dalle molte canzoni che compongono il repertorio dei Negramaro. La tonalità principale è il colore più rock, che la band sfoga in questa prima parte di concerto. Non tutto fila liscio. A metà della seconda strofa di Nuvole e lenzuola Giuliano è costretto a fermare tutto: «Stop, stop… È partito di merda qualcosa» e si fa una risata per nulla preoccupato dall’inghippo. Anzi, prima di ripartire imbecca il pubblico con il ritornello e ottiene senza fatica un coro unanime di voci. Solo allora la canzone può re-iniziare con il suo riff incendiario.

Ma è appena uno dei pigmenti a disposizione della band. Poco dopo si cambia completamente registro e su un’infuocata Via le mani dagli occhi saltano fuori i Sud Sound System e incastrano la loro Le radici ‘ca tieni nello strumentale che sembra sia stato scritto apposta. «Abbiamo portato il Salento a San Siro» dice Giuliano mentre con i tre si sposta al centro della pedana. Aggiungo che ci hanno portato anche il club, perché subito dopo, con l’aiuto di Big Fish alla consolle, tirano fuori una versione remix di Una storia semplice fatta di bassi roboanti mentre tutto lo stadio salta. Le sfumature diventano più tenui quando Giuliano imbraccia la chitarra acustica e intona Aria, accompagnato dai bravissimi Gnu Quartet che impreziosiscono con fiati e archi anche la successiva Solo3min, suonata sulla pedana con pianoforte e fisarmonica. È il momento di un collegamento emotivo con Padova, dove Jovanotti è impegnato anche lui in concerto. La canzone è quella che hanno scritto insieme, Cade la pioggia, e suona piuttosto ironica dato che a 200 chilometri di distanza la pioggia cade veramente, e anche fitta, sullo show di Lorenzo. I salentini saranno invece graziati e il temporale si abbatterà su Milano solo una mezz’ora dopo la fine dello show. A proposito, ora tocca al pubblico colorarsi sulla canzone Sole, grazie a cartoncini che lo rendono una macchia gialla proprio come dice il testo, mentre il suono è arricchito da una sezione di 5 fiati, salentini anche loro. Lo stesso ensamble contribuirà a rendere ancora più duro ed efficace il muro di suono di Gommapiuma, unico brano estratto dal primo disco omonimo.

Spesso sono gli ospiti a dare delle belle pennellate; quando sale sul palco Elisa diventa lei la pittrice, e l’energia che libera insieme a Giuliano in Ti vorrei sollevare commuove le 35.000 persone presenti e gli regala forse il momento più emozionante del concerto. C’è un grande scambio di abbracci tra i due che percorrono le due curve opposte del palco per ricongiungersi al centro della pedana. Nella tavolozza della band invece c’è il «verde coniglio» nominato nel testo di Mentre Tutto Scorre, qui supportata dalle percussioni di Maurizio Capone & BungtBangt, formazione partenopea che suona con strumenti riciclati. Il brano si apre con un assolo di Lele Spedicato ma ogni membro del gruppo nel corso dello show si ritaglia un po’ di spazio per il proprio strumento; Io voglio di più ad esempio è introdotta dal basso e offre lo spunto per un assolo di batteria, a rimarcare che nonostante l’apparente protagonismo di Giuliano, i Negramaro sono prima di tutto una band e suonano come tale. Se c’è un protagonista, quello è il pubblico che sottolinea ogni momento la sua importanza saltando e cantando instancabile. O facendo più “ola” consecutive durante la pausa, quando non c’è la band a “rubargli” a scena.

Il bis viene aperto dal colore di Ottobre Rosso che Giuliano, solo al piano, dedica al padre scomparso. Per il gran finale i Negramaro tornano sulla tinta che preferiscono, che si abbina perfettamente agli stadi: Sing-hiozzo, Una storia semplice e – soprattutto – Parlami d’amore sono inni a tutti gli effetti e l’energia è tanta che le tribune tremano. Il concerto finisce dopo 2 ore e mezza con tutti gli ospiti sul palco, una marea di applausi e Giuliano che, esausto e felice, ringrazia sulle note di Meraviglioso (questa volta l’originale di Modugno) e rimanda tutti al prossimo appuntamento tra pochi giorni, quando anche l’Olimpico si dipingerà di tutti i colori dei Negramaro.

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