Concerti

Recensione concerto Negrita Rock in Roma 5 luglio 2012

Roma, Ippodromo delle Capannelle, 5 Luglio 2012. A circa due decadi dal debutto dei Negrita, chi oggi viaggia dalla trentina in su rievoca non senza gratitudine il periodo che ha visto imporsi, tra gli altri, proprio i toscani.

Recensione concerto Negrita Rock in Roma 5 luglio 2012Roma, Ippodromo delle Capannelle, 5 Luglio 2012. A circa due decadi dal debutto dei Negrita, chi oggi viaggia dalla trentina in su rievoca non senza gratitudine il periodo che ha visto imporsi, tra gli altri, proprio i toscani. È facile infatti ricordare come, negli anni Novanta, diversi gruppi italiani sono saliti alla ribalta cercando di donare al rock cantato nella nostra lingua una dignità popular (più o meno) universale. Qualche volta, l’ambizione è stata coronata da meritati successi. Solo che poi i Novanta sono finiti, e i nomi più validi degli anni successivi sono arrivati da circuiti che nei confronti dell’ascoltatore generalista si sono posti in modo effettivamente alternativo, costringendo la generazione precedente a un non facile sforzo di rinnovamento.

Sforzo che i Negrita hanno comunque affrontato con discrezione ed onestà, cercando di non venir mai meno al proprio identikit. Che a dispetto di questa o quella posizione di classifica è e resta quello di una macchina live ben oliata, scattante e muscolosa, festaiola e solare, che prende e moltiplica forza da entusiasmi semplici come semplice è la sua musica: il rock’n’roll melodico e meticcio che la band aretina ha riservato al numerosissimo pubblico dell’Ippodromo Capannelle, sede istituzionale di Rock In Roma (leggi la scaletta).

Posto che uno show dei Negrita ha ottime probabilità di far muovere il sedere a chiunque, questo live romano conferma un’altra dote ben nota a chi li segue, ma non per questo meno preziosa: la resa compatta e coerente dei loro spettacoli. Tant’è che in due ore tonde tonde di un intrattenimento ad altissimo voltaggio (guarda le foto), convivono egregiamente i brani storici (che siano le benefiche sferzate di Transalcolico, Mama Maè, A modo mio o i bei vissuti di Sex, Rotolando verso Sud o Che rumore fa la felicità) e quelli pescati da Dannato Vivere. Una piccola, grande impresa, a ben vedere, perché laddove in effetti la struggente Brucerò Per Te non ha troppo da invidiare a Ho imparato a sognare, c’è invece una certa distanza tra pezzi come Il Giorno delle verità o Un giorno di ordinaria magia ed episodi come Radio Conga o Salvation.

Merito di una band divertita e in buona forma: pur essendo il solito poser (sono proprio obbligatori certi suoi accenni di pseudo-denuncia sociale?), Pau non lesina l’abituale verve da consumato trascinatore, mentre lo scratch e gli inserti elettronici di John Type supportano degnamente tanto la sezione ritmica dello scatenato bassista Franky quanto il caratteristico interplay chitarristico tra Mac e Drigo. E’ probabile che nei loro primi vent’anni i Negrita non abbiano mai davvero trovato la chiave per rivoluzionare il pop-rock italiano: ma è certo che, mentre cercavano, hanno imparato come pochi altri a trasformare le proprie incarnazioni live in gioiose occasioni di sentita fiesta. Non mi sembra un’impresa da poco.

Commenti

Commenti

Condivisioni