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Negrita Unplugged 2013, lo show acustico degli aretini funziona

Siamo stati al concerto di Varese dei Negrita, tappa del tour Unplugged 2013 degli aretini. Ecco la recensione dello spettacolo.

Recensione concerto Negrita

Foto di Tommaso Riva

Varese, Teatro Apollonio, 19 febbraio 2013. Terza data del tour Unplugged e terzo bagno di folla per i Negrita. Certo, i teatri non hanno la capienza dei palazzetti, ma se consideriamo che è la terza tournée in 12 mesi – e che le date teatrali sono più di 30 – c’è da restare impressionati dall’affetto con cui il pubblico italiano continua ad accogliere la band aretina. A Varese non c’è un posto libero manco a pagarlo (la data è soldout) tant’è vero che il sottoscritto si gode il concerto in piedi, tra mixer e bordo-palco. Per l’intera durata dello show, ammiro la concentrazione con cui la gente segue il live, ed è proprio questa la novità: se la fisicità del rock ha dominato lo scambio tra artisti e pubblico durante i concerti dei Negrita a cui ho assistito fin ora, in questo tour teatrale è una questione cerebrale; è la testa a guidare il flusso di emozioni che viaggia a/r tra palco e platea. E l’intensità dello scambio è addirittura maggiore.

Nella scaletta che i Negrita hanno pensato per questo tour (leggila qui) – più o meno standard anche se c’è qualche brano “di riserva” per garantire un minimo di cambiamento – c’è spazio per molti brani che mancavano da tempo e addirittura per uno mai eseguito dal vivo (Luna). In ogni caso, tutti e 23 i pezzi dello spettacolo sono stati riarrangiati: la bellissima versione de Il libro in una mano la bomba nell’altra, piacevolmente stravolta, Brucerò per te, che ha perso bpm e guadagnato magia, sono solo alcuni esempi dell’ottimo lavoro fatto dal gruppo insieme al produttore Fabrizio Barbacci. Nelle oltre due ore di concerto non ho mai avuto l’impressione che una canzone fosse stata cacciata dentro la scaletta di forza e per forza: merito della solidità dei pezzi dei Negrita, capaci di resistere a qualunque attentato alla propria integrità.

Ripenso alle esperienze che il pubblico di Varese ha vissuto durante lo spettacolo. Sono tante e tutte ugualmente vive, reali. C’è un segreto dietro a questa intensità: i silenzi. Per una volta, i Negrita hanno pensato a cosa togliere più che a cosa aggiungere. Less is more, la lezione del grande Miles Davis.

Sul palco usano soprattutto le chitarre acustiche e strumenti che mai vedremo nei concerti elettrici dei Negrita, come il violoncello. Si scambiano mestiere (ho visto Pau suonare il basso, giuro!). Stanno seduti e sembra piacergli, nonostante in alcuni momenti proprio Pau non possa evitare di alzarsi e accennare qualche passo – mi perdonerà se alcuni suoi ondeggiamenti mi hanno fatto pensare al Molleggiato più famoso d’Italia… – e Drigo fatichi a tenere a bada il suo corpo durante gli assoli. Insomma è tutto diverso. Ma piace in primis a loro. Ed è per questo che funziona dannatamente bene anche così.

Twitter: DanieleSalomone

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