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Niccolò Fabi in concerto a Milano, «un viaggio profondo e forse pericoloso»

Niccolò Fabi ha trascinato il pubblico del Teatro Dal Verme di Milano in un viaggio che lui stesso ha definito profondo e pericoloso. Ecco la recensione del concerto.

Recensione concerto Niccolo Fabi Milano 4 febbraio 2013

Milano, Teatro Dal Verme, 4 febbraio 2013. Ascoltare un concerto di Niccolò Fabi significa assistere ad un cambio di prospettiva in cui tu sei messo al centro della questione. Siamo abituati a vivere un live come esternazione, proiezione verso il fuori, perché la musica e le canzoni innescano un’esplosione di sentimenti che si realizza in te che canti, urli, ti muovi, eventualmente balli. Nel suo caso invece il movimento che si compie è tutto verso l’interno, perchè il ruolo di cui si auto-investe Fabi è quello di trascinatore verso le profondità della tua persona. E ha un bel dire lui nel metterti in guardia alla partenza: «Con le prossime 3-4 canzoni vi portiamo su un’astronave e vi facciamo fare un bel viaggio profondo e forse anche pericoloso», avvisa prendendo la parola quasi subito, dopo le prime tre canzoni. Istintivamente già ti immagini cieli aperti e ampi spazi, ma in realtà, conoscendo la calibratura della persona e dei suoi testi, sai che questo non sarà un viaggio verso l’alto e l’infinito, ma dentro, giù giù, nel profondo.

Attacca Dentro e ti spiega, quasi a giustificare quello che ti sta chiedendo di fare insieme a lui, che qualsiasi cosa ti accada «hai dentro la tua cura», così comincia a portarti in quegli angoli in cui non sei mai stato, in quelli in cui dovresti andare – ma la voglia è sempre troppo poca – e in quelli dove passi abitualmente senza quasi rendertene conto. Lui ti fa fermare e restare a guardare. Così ti soffermi sul significato che hanno i libri degli scaffali di casa tua, che «mescolati insieme intrecciano e fondono le nostre storie» (La promessa), accende un faro su elementi semplici ma significativi della quotidianità ormai quasi scontati, come «il sonno la domenica/…un’altalena libera/ …un pallone che rotola» (Elementare). E capisci, e apprezzi molto di più quel quasi miracoloso equilibrio su cui si reggono gli affetti e le persone che hai attorno.

Poi d’improvviso è come se il tempo a tua disposizione fosse scaduto e Niccolò ti richiama, ti risucchia in superficie con Vento d’estate e I cerchi di gesso, ma per te è troppo presto, vorresti indugiare ancora un po’, come quando al mattino fai fatica ad alzarti e c’è chi cerca di tirati giù dal letto. Passi dalla penombra alla luce viva e ritorni velocemente alla realtà: canti, batti le mani a ritmo, ti alzi dal seggiolino del teatro finché in scaletta scorrono Oriente o Lasciarsi un giorno a Roma. Ma il dito di Nicolò continua a punzecchiarti certe corde dentro, e torni a sentirlo distintamente con il primo pezzo dopo la breve pausa,  Fuori o dentro, e va avanti anche oltre la fine del concerto (clicca qui per leggere la scaletta).

Poi magari, com’è successo a me, passando sul retro del teatro quando sei sulla strada di casa intravedi attraverso una tenda leggermente scostata Niccolò Fabi che abbraccia Roberto Angelini, Pier Cortese, Mr. Coffee e Fabio Rondanini: ridono e scherzano, soddisfatti e contenti della performance (guarda le foto qui). E realizzi che loro sono abituati a questi viaggi tra il dentro e il fuori, a fare avanti e indietro sul confine che delimita lo spazio dell’io dalla realtà, dove ti hanno trascinato questa sera facendoti provare l’ebbrezza. E ripensi ad uno degli ultimi pezzi che hai appena ascoltato, a Il negozio di antiquariato: «Non si può cercare un negozio di antiquariato/ in Via del Corso/ Ogni acquisto ha il suo luogo giusto/ e non tutte le strade sono un percorso». E capisci che hanno fatto esattamente questo, ti hanno messo sulla retta via, ti hanno suggerito un modo di essere e di stare con te stesso.

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