Recensione concerto Rasmus Milano Magazzini Generali 16 maggio 2012

di: Raffaella Turati

Recensione concerto Rasmus Milano 2012Milano, Magazzini Generali, 16 maggio 2012. Quando mi hanno chiesto se potevo recensire un concerto dei Rasmus, quasi non ci credevo: “Ma perché, sono ancora in giro?!?”. Facendo due calcoli, in effetti, mi sono resa conto che dalla famosa In The Shadows di anni ne sono passati parecchi. Pure troppi. Comunque vado ai Magazzini con curiosità, chiedendomi quale mai sia, adesso, il target (e vai di marketing) di questi quattro ometti finlandesi.
La prima sorpresa è, appunto, l’impatto con un pubblico decisamente eterogeneo. Formato per metà da mamme e papà – pazienti accompagnatori di turno del figlio/a adolescente – e per il resto da punkettini e rockettari, certo, ma anche da over trenta che sembrava appena usciti dall’ufficio. Una ragazzina presumo undicenne, per mano con la madre, è già bella agghindata con tanto di magliettina nera dei Rasmus: che tenerezza! Il clima è familiare, da trattoria emo.

Mentre penso che anch’io un giorno porterò i pargoli a vedere Max Cavalera (fondatore dei Sepultura, attualmente leader dei Soulfly) se mai sarà ancora vivo, verso le 21,30 salgono sul palco – dopo il gruppo di supporto In Me – i protagonisti della serata: Lauri Ylönen alla voce, Eero Heinonen al basso, Pauli Rantasalmi alla chitarra e Aki Hakala alla batteria. Apre Stranger, uno dei pezzi del nuovo album The Rasmus, uscito ad aprile. Il pubblico, fino a quel momento in catalessi, finalmente si anima e si agita a dovere. Si continua con pezzi dei dischi più recenti, come Livin’ In A World Without You e First Day Of My Life, tratto dal fortunato Dead Letters del 2003.

L’inizio è molto energico, ma non posso fare a meno di notare qua e là, ogni tanto, qualche nota che mi ricorda qualcos’altro. I nostri amici pare abbiano pescato a piene mani dal pop anni Ottanta, e non solo. Ritrovo un sentore di Lithium dei Nirvana in Time To Burn e un mix tra Depeche Mode e Cure (penso a Lulluby) in Justify. Però a questi ragazzi si perdona tutto, sono troppo simpatici! Il bassista Eero a un certo punto rivela di essersi trasferito in Italia da due anni (ma non spiccica una parola nella nostra lingua), biascicando il nome di un paese che suona tipo Cabella Ligure (?), e tenta timidamente di cantare qualcosa in italiano, che si sente malissimo (una canzone di Zucchero?), mentre il batterista sventola un tricolore. Molto intenso il momento acustico, con Not Like The Other Girls, Still Standing (cantata con un’amica del bassista) e Sail Away. Dopo un sorso di té, Lauri torna a zompettare allegramente nei suoi stivaletti di gomma gialli per il gran finale, ovviamente con In The Shadows, seguito dal bis I’m A Mess, dall’ultimo album.

Bravi, simpatici e non se la menano. È probabilmente per questo che, nonostante 16 anni di attività, i Magazzini Generali erano pieni di vecchi ma, soprattutto, nuovi fan. Resta un mistero: com’è che il cantante ha ancora quelle piume di piccione incatramate tra i capelli?!

 

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