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Skunk Anansie in concerto a Milano, ennesimo trionfo di Skin e soci

Recensione concerto Skunk Anansie MilanoAssago (Milano), Mediolanum Forum, 19 novembre 2012. Una storia spezzata in due, con tre fortunatissimi album nella seconda metà degli anni 90 e un ritorno composto da due dischi (Wonderlustre del 2010 e il freschissimo Black Traffic) preceduti da un greatest hits. Nonostante lo hiatus (durato ben 8 anni) poco e’ cambiato nel suono – estremamente riconoscibile – degli Skunk Anansie, band inglese capace di sfornare lp composti tanto da schegge frenetiche quanto da memorabili ballad strappalacrime. Immagine e anima del gruppo e’ la superba Deborah Dyer (meglio conosciuta come Skin), che con la consueta aggressività si esibisce anche questa sera in una prestazione vocale da urlo – in tutti i sensi – fin dal primo passo mosso sul palco.

Niente preliminari: Skank Heads, I Will Break e I Believed In You sono una raffica di irruenza tuonante, ottimamente rappresentata dal modo in cui la leader si dimena, salta e si contorce, incitando il pubblico e non risparmiando nemmeno un pizzico di energia – tanto che già sul terzo pezzo decide di levarsi la giacca. Il tutto – è sempre bene sottolinearlo – senza sbagliare una nota che sia una. Il quarto brano (God Loves Only You da Wonderlustre) alleggerisce leggermente sulle strofe, dando così modo di assaggiare anche l’altra faccia della voce di Skin, quella delicata; l’ultimo crescendo è l’occasione perfetta per apprezzare la bravura della vocalist (guarda le foto del concerto), che carica l’audience a più non posso ed esplode nel ritornello per poi planare dolcemente sul finale.

«O Milano – intona in stile quasi lirico – abbiamo un nuovo album che si chiama…BLACK TRAFFIC!” grida all’improvviso, rimarcando anche a parole la sua sanguigna attitudine pop-punk, dapprima gentile e un secondo dopo scalmanata. Parte il campionamento di archi di I Hope You Get To Meet Your Hero, e almeno per quattro minuti scarsi non ci saranno momenti arrabbiati, perchè il brano si presenta a tutti gli effetti come la nuova Secretly.

«Qualcuno sostiene che le nostre canzoni abbiano un intrinseco significato politico. Si, fottutamente politico!» scherza parafrasando il titolo di un pezzo di Stoosh. «Ma ora voglio che vi dimentichiate dei vostri problemi…voglio vedervi ballare!!» Il basso distorto di Richard Lewis dà il la a Twisted, e al countdown di Skin entrano anche batteria e chitarra a formare un ritmo semplice ma tremendamente efficace. Non c’e una pausa,e quando potrebbe esserci viene immediatamente riempita dalle urla della cantante, che ci chiede se ne abbiamo abbastanza – introducendo così I’ve Had Enough, un altro rullo compressore. Per il recente singolo My Ugly Boy imbraccia la chitarra, e a questo punto anche un (improbabile) avventore poco convinto si inchinerebbe allo strapotere di una front-woman con due palle grosse così; perché – che gli Skunk Anansie vi piacciano o no – non potete non ammettere che Skin e’ una delle donne più dotate e più rock del panorama moderno.

Weak As I Am include uno stage diving per la gioia di chi si trova in prima fila, poi Skin esprime il desiderio di essere sostenuta dalla folla e si mette letteralmente a cantare camminando, sorretta dalle braccia dei suoi fan. Il boato del pubblico che riconosce Hedonism alla seconda nota dell’arpeggio di chitarra è il preludio a un ritornello cantato quasi esclusivamente da noi. L’incedere più rilassato di Our Summer Kills The Sun spezza, e poi si riparte con una lenta ma inesorabile This Is Not A Game, dove ancora una volta le incredibili doti vocali di Skin risplendono. Dimenticavo, nonostante tutti i movimenti, nonostante i tuffi e i salti…zero note sbagliate.

«Siete pronti a saltare?» ci chiede quasi a volerci prendere in giro, come se finora non l’avessimo fatto abbastanza. Si urla su Over The Love, poi l’ulteriore mini strip di Skin (che rimane in reggiseno e maglia a rete) ci fa capire che stiamo entrando nella terza fase del concerto; fase composta da I Can Dream (con l’ennesimo tuffo in mezzo alla folla), Spit You Out (con annessi saltelli laterali in stile pugilistico), e una epica Because Of You, il pezzo della reunion del 2009. Sulla successiva Sad Sad Sad la grande notizia è che Skin comincia ad accusare la stanchezza, e in alcuni frangenti il fiato le viene a mancare: adesso perlomeno abbiamo la certezza che sia umana. Il crossover di Charlie Big Potato chiude la prima ora – immensa sia per contenuti che per intensità.

Il rientro della band e’ inaugurato dal batterista Mark Richardson, che prima di sedersi sul suo sgabello si toglie la maglietta e resta a torso nudo mostrandoci un paio di ficconi – con affetto, s’intende. In mezzo al punk senza filtri di Tear The Place Up e allo pseudo-funk distorto di Little Baby Swastikkka (condita da un siparietto surreale in cui Skin si fa trasportare dal pubblico fino in mezzo al Forum), brilla come un diamante prezioso l’indimenticabile Secretly, anticipata da una dedica speciale: «Dovete sapere che apprezziamo il fatto che abbiate tirato fuori dei soldi per venire qui, perchè sappiamo che di questi tempi andare a sentire la propria band del cuore è un lusso. Grazie di cuore”. Scontato? Forse è meglio essere scontati che fregarsene del tutto.

Nel secondo bis la dedica va invece al dottore italiano che si è occupato di un infortunio rimediato in giornata da Skin, curandole il dito e consentendole di suonare la chitarra: You Saved Me è tutta per lui. Satisfied chiude definitivamente quello che non si può che definire un vero spettacolo, condotto in maniera assolutamente perfetta. E a costo di sembrare ripetitivo, voglio sottolineare che di note sbagliate… neanche l’ombra.

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