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Recensione concerto Soundgarden Fiera Milano Live 4 giugno 2012

Fiera Milano Live, Rho, 4 giugno 2012. «Sono passati 15 anni, ma i Soundgarden sono di nuovo qui» dice Chris Cornell al pubblico dopo avere il secondo brano della serata.

Recensione concerto Soundgarden Milano 2012Fiera Milano Live, Rho, 4 giugno 2012. «Sono passati 15 anni, ma i Soundgarden sono di nuovo qui» dice Chris Cornell al pubblico dopo avere cantato il secondo brano della serata. «E quello che faremo sarà suonarvi un po’ di pezzi abbastanza stagionati. Perché? Semplice, perché per ora non abbiamo altro!» Dopo queste parole il pensiero di un vero fan della band di Seattle potrebbe essere sintetizzato così: «Bastano e avanzano, caro Chris. Anzi, è proprio quello che voglio, è il motivo per cui oggi sono qui». Il semplice avventore curioso invece apprezzerebbe la sincerità. In effetti coi tempi che corrono – in cui è facile dare del classico a un pezzo del 2005 – bisogna essere sinceri: assistere ad un’esibizione dal vivo di un gruppo che ha fatto la storia dell’epoca grunge a quindici anni esatti dal suo scioglimento non è poca cosa. E le due ore dal vivo scorrono veloci tra successi assoluti (Black Hole Sun, Spoonman), perle uscite a cavallo tra la fine anni degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta (Gun, Rusty Cage, Jesus Christ Pose, Outshined), un paio di citazioni dall’ultimo Down On The Upside (Burden In My Hand, Blow Up The Outside World) e ovviamente il pezzo più recente (Live To Rise) scritto per la colonna sonora di The Avengers, uscito quest’anno.

La selezione è basata principalmente (e aggiungiamo giustamente) sul loro album di punta, quel Superunknown che li rese celebri anche tra i ragazzi della MTV Generation. Se sono invecchiati? Fatta eccezione per il pizzetto grigio del chitarrista Kim Thayil non si direbbe proprio. Kim infatti è ancora in splendida forma, Matt Cameron (che è anche il batterista dei Pearl Jam) si dimena e pesta come se non ci fosse un domani e il bassista Ben Sheperd è un toro irrefrenabile. E Chris Cornell? Nonostante sfoggi un fisico invidiabile e una capigliatura di nuovo folta, rispetto ai bei tempi che furono mostra delle lacune in quanto a potenza ed estensione vocale. Ma ci può stare: la voce raramente rimane identica nel passaggio dai trenta ai quasi cinquant’anni. E poi il pubblico lo aiuta non poco: valga come esempio il coro eseguito alla perfezione sulla coda di Blow Up The Outside World. E prima di rientrare nei camerini, Cornell (che tornerà in Italia per 3 date soliste, leggi qui il calendario completo) sembra piuttosto spontaneo quando ringrazia tutti: «E’ stata una lunga attesa, ma ne è valsa la pena». Speriamo che l’entusiasmo venga confermato dal nuovo disco, in uscita ad ottobre.

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