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Recensione concerto Sting Padova Piazzola sul Brenta 10 luglio 2012

Anfiteatro Camerini, Piazzola sul Brenta (Padova), 10 luglio 2012. Sting ha debuttato ieri sera con la prima delle tre tappe italiane del suo Back To Bass Tour, l’unica nel nord Italia, all’Hydrogen Festival.

Recensione concerto Sting Padova Piazzola sul Brenta 10 luglio 2012Piazzola sul Brenta (Padova), Anfiteatro Camerini, 10 luglio 2012. Sting ha debuttato ieri sera con la prima delle tre tappe italiane del suo Back To Bass Tour, l’unica nel nord Italia, all’Hydrogen Festival. In 10.000 si sono seduti nelle comode poltroncine dell’anfiteatro e, qualsiasi fosse il loro posto, hanno potuto godere di un ottima visibilità, grazie anche a due megaschermi laterali. Scontato parlare di sold out, d’altronde ogni volta che Sting annuncia qualche data i biglietti vanno subito a ruba: che sia New York o Piazzola sul Brenta poco cambia. L’ex Police, con la sua consueta tranquillità, si presenta puntuale all’appello e imbraccia il basso come ai vecchi tempi (da qui il titolo del tour). Sarà la meditazione, sarà lo zen, ma nonostante i sessant’anni suonati, sfoggia un fisico invidiabile: è il ritratto della salute.

Il concerto parte subito ad altissimi livelli con un mix di pezzi firmati da Sting e alcuni dei Police, sapientemente alternati per dare il giusto ritmo allo show. La scaletta dovrebbe essere la stessa delle altre tappe europee, ma già dal primo brano ci accorgiamo che non è così. L’apertura infatti è affidata a If I Ever Lose My Faith, che non è nemmeno in lista (leggi la scaletta del concerto). Siamo solo al primo brano ed il violino si fa già apprezzare per la sua presenza e per la bravura assoluta di chi lo suona. «Grazie Piazzola, sono molto felice di essere qui stasera», esordisce il Professor Sting, scandendo bene le parole, in perfetto italiano; poi presenta chi gli fa compagnia sul palco: «Al violino il Signor Peter Tickell, poi ecco la bella cantante Jo Lawry, alla chitarra Dominic Miller, alle tastiere David Sancious ed infine il più grande batterista del mondo, il padrone (di casa, ndr) Vincenzo Colaiuta».

Si prosegue con Demolition Man, che fa ballare tutti sulla sedia, poi la più tranquilla I Hungh My Head. Fin qui tutto ok, tutto perfetto. Ma da questo momento in avanti Sting alza ulteriormente l’asticella e trasforma un serata già ottima in EC-CEL-LEN-TE! Parte velocissima la chitarra, con musicalità che ricordano molto i Santana, seguita poi dal violino e infine da basso e batteria, tutto il pubblico sobbalza: è la versione live di Driven To Tears, un capolavoro assoluto. Ormai siamo nella stratosfera e Sting non ne vuole sapere di farci tornare con i piedi per terra. Spara quindi una sequenza di pezzi che anche a sentirne uno solo potresti andartene a casa contento: I’m An Englishman In New York, Fields Of Gold, Seven Days.

Il tempo vola e nemmeno ce ne accorgiamo: siamo già al finale con The Book Of My Life, con Peter al violino che sembra venire da un altro pianeta, poi ci ritroviamo tutti in piedi a ballare il sound arabeggiante di Desert Rose. Termina la sequenza, e con essa il concerto, Every Breath You Take. Notevole la performance della vocalist Jo che, nonostante sia da sola, sembra un coro e fa vibrare i timpani di tutti. Sting ci regala come bis una Next To You che irresistibile e infine, ciliegina sulla torta, una divina Fragile.

Grazie Mr. Sumner. Dopo aver ammaliato il pubblico di Piazzola con la tua immensa bravura e con una band sempre all’altezza, ora puoi tornare su Marte. Alla prossima.

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