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Resoconto di una special night: il live dei Black Keys a Torino

Recensione concerto the black keys torino 1 dicembre 2012Torino, Palaolimpico, 1 dicembre 2012. L’attesa era trepidante per il concerto dei Black Keys – il secondo dell’anno in Italia dopo quello di Milano dello scorso gennaio – ed il sold out annunciato a pochi giorni dalla messa in vendita dei biglietti aveva lasciato intendere da subito che il concerto del duo più cool del momento sarebbe stato uno degli eventi dell’anno. E’ una serata fredda a Torino, ma appena si entra al palazzetto si sente nell’aria l’atmosfera vibrante di una special night.

I primi passi della serata li compiono i piacevoli The Maccabees, un combo inglese di giovani e belle speranze, che scaldano il pubblico superando ottimamente la prova live e confermando le brillanti idee musicali, già convincenti su disco. Intanto il parterre si riempie di  colori e sapori variegati: alcuni rockettari convinti, molti modaioli finti alternativi, qualche faccia nota del music business e tantissimi amanti del buon vecchio rock’n’ roll. Nell’ attesa, la musica di sottofondo è selezionata per l’occasione egregiamente ed intrattiene gli spettatori fra le note di Otis Redding e pregiate songs dal sapore soul funk  Anni Settanta.

Si parte. Le ammiccanti ritmiche di Howlin’ For You coinvolgono da subito: il palco è immenso (guarda le foto), ma la batteria colorata dello scorbutico Patrick ne occupa una buona parte, mentre l’emozionato Dan danza allegramente con i suoi riff indie/blues. Giganteschi schermi proiettano le immagini dei protagonisti, spesso coadiuvati da gruppi di luci che illuminano la band ed i fan nei momenti più significativi del concerto. Si susseguono fra le altre Next Girl, Run Right Back e Same Old Thing, supportate con efficacia da un perfetto suono complessivo e da due ottimi “additional musicians”  al basso  ed alle tastiere. Un boato accoglie Gold On The Ceiling, una delle hit portanti dell’ultimo e fortunato lavoro: il pubblico si sgola, balla festoso e straborda di entusiasmo. Ottima la tenuta del timido duo dell’Ohio che tiene botta all’incredibile ondata di successo che ha sconvolto in pochi mesi la sua intima e riservata vita. Il singolare batterista suona come se fosse in una qualsiasi sala prove, mentre le trascinanti melodie di Auerbach danno genesi ad ogni pezzo. La scaletta passa tra  tutti i maggiori successi del gruppo, scavando soprattutto negli ultimi due lavori: da citare la perfetta esecuzione di Nova Baby, la bellissima Long Gone  e la doppietta che chiude il concerto: una sontuosa versione di  Tighten Up ed ovviamente la tanto attesa  Lonely Boy eseguita al doppio della velocità nello straripante tripudio generale.

E quando si pensa che tutto sia finito, ecco due splendidi bis. La cadenza dondolante di Everlasting Light, in cui due enormi palle d’argento si vanno a posizionare sul palco e tra il pubblico, e l’incedere “sporco” e sincero di  I Got Mine, cruda e spietata. The End. Il nome della band scende dall’alto fra mille luccichii, si posiziona alle spalle degli artisti, che salutano emozionanti, quasi stupiti dal tanto affetto.  Un concerto coinvolgente che ha convinto e soddisfatto tutti: una band originale, che pesca dalle radici più intime del blues e trasforma tutto in contemporanee sensazioni rock. Attendiamo smaniosi le prossime imminenti puntate.

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