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Recensione concerto The Cult Milano Carroponte 15 luglio 2012

Gli anni Ottanta e Novanta, pur non essendo decenni di genesi del rock, hanno lasciato sovente scie musicali indelebili, lanciando nell’Olimpo del music business svariate band, che a partire da quegli anni si sono fatte largo prepotentemente, sfoderando un marchio di fabbrica ancora oggi difficilmente replicabile. La musica dei Cult nasce proprio da quel movimento.

Recensione concerto The Cult Milano Carroponte 15 luglio 2012Gli anni Ottanta e Novanta, pur non essendo decenni di genesi del rock, hanno lasciato sovente scie musicali indelebili, lanciando nell’Olimpo del music business svariate band, che a partire da quegli anni si sono fatte largo prepotentemente, sfoderando un marchio di fabbrica ancora oggi difficilmente replicabile. La musica dei Cult nasce proprio da quel movimento, che partendo da un’energica e semplicistica rivisitazione dei riferimenti classici del genere, spazia sapientemente in atmosfere dark e in un roboante e chiassoso hard rock. Il loro recente ritorno sulle scene con il fresco di pubblicazione Choice Of Weapon, rilancia la band in un lungo tour che tocca anche il confortevole Carroponte, luogo che da qualche anno ravviva la calda estate milanese.

Con un’ora abbondante di ritardo rispetto ai tempi previsti, la band sale sul palco. Capelli raccolti, completo nero con tanto di pellicciotto e occhiali scuri, Ian Astbury si aggrappa al microfono come ai vecchi tempi (guarda le foto), mostrandosi in un discreto stato di forma vocale, nonostante i cinquant’anni compiuti ed una simpatica panciotta alla Ozzy. Al suo fianco l’inseparabile Billy Duffy, il granitico chitarrista, praticamente immobile, in compagnia della sua mitica Gretsch White Falcon e di innumerevoli Gibson. L’inizio è un tuffo nel passato con Lil’ Devil e Rain, eseguita fin troppo presto ed a mio parere troppo scolasticamente, inframmezzate da Honey From A Knife. Segue una colonna sonora fra passato e presente riuscita e trascinante, che sfodera alcune chicche come Wild Flower (la più efficace) The Wolf e Rise. Ian si diverte ad elogiare il suo amore per l’Italia e Milano, scherzando più volte (senza troppo rendersene conto) su Berlusconi e il bunga bunga, incitando il pubblico a partecipare alla festa che lui chiama “a fuckin’ rock & roll show”.

Ottimo il suono complessivo grazie soprattutto alla chitarra di Duffy che detta tempi e melodie con un’efficacia disarmante, forte della sua esperienza e di una maniacale precisione negli arrangiamenti live. Chiudono fra le altre She Sells Sanctuary e la conclusiva Love Removal Machine, con tanto di festeggiamenti on stage per il virtuoso bassista, fresco di compleanno. Unica pecca della serata l’ora e quindici minuti di show che per una band con quasi trent’anni di storia risulta un po’ troppo risicata.

 

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