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Recensione concerto The Mars Volta Milano Magazzini Generali 20 giugno 2012

Milano, Magazzini Generali, 20 giugno 2012. I Mars Volta sono dei gran musicisti, non ci piove. Dal vivo emerge più che su disco, come dimostra il concerto di ieri sera.

Recensione concerto The Mars Volta Milano 2012Milano, Magazzini Generali, 20 giugno 2012. Come è possibile spiegare il fascino che i Mars Volta esercitano su chi li segue e li ascolta? Chiedete in giro e vi diranno di tutto: che sono “difficili” da ascoltare, che sono dei geni, che fanno solo del gran rumore. Certo che con la scusa dell’orecchiabile, dovremmo buttare pure Bach. Il rumore? Sì, ma ci sono anche idee pazzesche. E che i Mars Volta siano tutti dei gran musicisti, non ci piove. Dal vivo questo emerge ben più che su disco, come hanno comprovato i tantissimi stipati ai Magazzini Generali per il concerto di ieri sera (clicca qui per guardare le foto).

Una sezione ritmica impressionante, a partire dalla batteria che, col nuovo acquisto Deantoni Parks, è una delle colonne portanti insieme al basso di Juan Alderete. Poi c’è il chitarrista Omar Rodriguez Lopez, che sforna dischi come caramelle: per uno come lui, impiegare due anni a fare uscire un album (Noctourniquet, uscito a marzo 2012, è arrivato a 30 mesi da Octahedron) è una follia. Infine ci sono i testi di Cedric Bixler Zavala, ognuno un piccolo mondo parallelo fatto di linguaggi che mescolano mito e mistica, religioni arcaiche e infatuazione per scienza, fantascienza e latino, neofuturismi di un universo immaginario che pesca dal subconscio e dal delirio. La voce di Cedric o la ami o la odi, ma dal vivo è un’altra cosa, possente, dalle note acute e disperate fino a quelle più dolci e struggenti. La sua presenza scenica ha qualcosa di sciamanico, e unita alle chitarre ipnotiche di Omar è come un peyote nel deserto consumato in compagnia di Carlos Castaneda.

Lo sanno i ragazzi di El Paso (Texas): sono i primi a prendere in giro le proprie origini sudamericane salendo sul palco con una intro tipo “western alla messicana”, come dei mariachi qualunque. Altro che chitarrine e sombreros… Hanno suonato praticamente tutto l’ultimo album: in apertura subito Aegis, seguita da The Whip Hand, che su disco ha un sapore decisamente più elettronico e qui è cattivissima. Tra le più dure ed energetiche Molochwalker, The Malkin Jewel con atmosfere stile Dal tramonto all’alba (film del ’96 di Robert Rodriguez con Quentin Tarantino). Ma c’è spazio anche per momenti più onirici e riflessivi, come la bellissima Lapochka o Trinkets Pale Of Moon, fino a Noctourniquet.

La devo proprio trovare una critica? Ma sì, dai. Insomma, un’ora e mezza tirata di concerto, senza bis. Pochino, no? Nel 2005, con tre dischi all’attivo, all’ormai defunto Rolling Stone di Milano suonarono forse di più, e un po’ mi rode. Così agli album vecchi hanno concesso due sole eccezioni: per carità, dopo una The Widow (da Francis The Mute) da brividi, cantata in coro col pubblico, per me il concerto poteva pure finire lì. Poi la chiusura con una botta incredibile come Goliath (da The Bedlam in Goliath). Il povero Cedric s’è lamentato dell’acustica (“This room sounds crazy!”) e in effetti un tessuto di suoni così complesso ne ha risentito. Forse per questo hanno tagliato corto. Non preoccuparti, Cedric, per stavolta vi perdoniamo. E vi aspettiamo… che so, facciamo alla Scala?

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