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The Rasmus in concerto a Roma, show di grande vigore

Recensione concerto The RasmusRoma, Orion, 17 novembre 2012. Affilata e insistente, la pioggia improvvisa di un autunno romano finora quantomai tropicale gioca un brutto scherzo ai The Rasmus (sì, “quelli di In The Shadows”: scommettiamo che si può scrivere di loro anche senza citarla come se fosse l’unica canzone che hanno scritto?). Infatti, l’affluenza di giovani e giovanissimi appassionati e curiosi non supera di molto il migliaio nella terza data italiana del tour col quale Lauri Ylonen e compagni presentano l’ultima, omonima fatica in studio. Ciononostante, quella che avrebbe potuto essere la mesta cronaca di una data non riuscitissima si tramuta nel resoconto di un rito gioioso ed energico, non privo di spunti d’interesse. Il primo dei quali, quando ci si trova di fronte a band come i finlandesi, i cui lavori in studio sono caratterizzati da un così forte lavoro di postproduzione, è immancabilmente il seguente: funziona anche dal vivo?

Ebbene, anticipata dall’inquietudine ad alta tensione dei godibilissimi The Dirty Youth, la risposta che per poco meno di due ore i finlandesi forniscono a tale quesito è tutto sommato positiva, e si traduce in una performance di grande vigore, onesta ed emozionata, che pertanto non manca di emozionare. Come era piuttosto facile prevedere, anche in sede live la formula pop dei The Rasmus si rivela lineare ai limiti del naif, ma funziona egregiamente: poche architravi ritmiche dal vago richiamo nu-metal si schiudono in liriche semplici e ariose, in un contrappunto che esalta efficacemente la forte suggestione neoromantic alla base dell’immaginario dei brani. Così, che si tratti di aspiranti pezzi-killer come Immortal o No Fear, o di ballate esili e sinuose come Someone Else o la bella Sail Away, il risultato denota puntualmente un tocco gentile e aggraziato: magari non incide come potrebbe e strizza l’occhio un po’ troppo da vicino al lettore di Twilight, ma in compenso rassicura e trasporta con grazia.

Come spesso accade nelle fasi centrali di una tournée, l’urgenza di anteporre i nuovi brani al resto dello show si fa meno pressante, e lascia il posto alla volontà di trasformare la scaletta in una fotografia quanto più possibile fedele del momento presente della band. In quest’ottica, è sorprendente notare come mentre ben poco è riservato al passato remoto (un paio di pezzi da Into del 2001, e la sola Liquid a testimonianza dei lontani Novanta), la band sembri considerare anche l’ultimo The Rasmus come una tappa piuttosto ordinaria e forse non rilevante come lo sono stati alcuni episodi degli anni Zero: ne consegue che la mescola dance-pop di brani come I’m A Mess o Stranger scivola quasi inosservata in un set dove a farla da padrone sono i ripescaggi dai pluripremiati Dead Letters, Hide From The Sun e Black Roses.

Facili e fluidi, i brani scorrono bene: la band è in buona forma (guarda le foto del concerto), ha dalla sua emozione e divertimento, coinvolge un pubblico non foltissimo ma molto caldo al quale si concede con generosità, fa simpatia quando racconta con candore della propria visita alla Fontana di Trevi. Tutte cose già viste, e magari sarebbe stato ingeneroso chiedere ai The Rasmus di sovvertire certi cliché. Ma seppur forse non trascendentale, il loro passaggio lascia un’impressione positiva e, nemmeno troppo paradossalmente, solare. Non male, se si guarda a quelle foto e quelle atmosfere neo-goth. O se li si considera solo, dicevamo, “quelli di In The Shadows”.

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