Home

XX a Milano. Bravi. Bravissimi. Ma un'ora di concerto non basta.

Recensione concerto The XX MilanoMilano, Alcatraz, 2 dicembre 2012. Diciamolo subito. Bravi. Bravissimi gli XX (clicca qui per guardare le foto). Uno dei pochi gruppi che riescono a distinguersi in questo nuovo millennio. Il loro ultimo disco, Coexist, è un piccolo capolavoro. Ma il loro live non può durare un’ora. Anzi, qualcosa meno, se contiamo che in mezzo al set, è saltato anche l’impianto.
Quando arrivo all’Alcatraz rimango colpito dalla giovane età delle ragazze che affollano l’entrata: un’impressione confermata nel momento in cui entro nel parterre, dove molti stranieri assiepano il sotto palco.
Il buio regna mentre le persone rumoreggiano per il ritardo che Romy Madley, Croft Oliver Sim e Jamie Smith stanno accumulando sulla scaletta. Quando le luci si spengono, il ritardo è di mezz’ora. Nulla di sconvolgente per un gruppo tanto atteso e desiderato. Sul wall alle loro spalle passano video e proiezioni che accompagnano la voce di Romy attaccare Angels, il primo singolo del nuovo Coexist.
È una voce che arriva dritta al sangue, capace di dondolare lo spettatore con un suono che rompe le regole tradizionali del ritmo, squadrando bassi, beat e melodie. Attingendo dai due dischi pubblicati fino ad ora (Coexist e l’omonimo album di debutto) questi tre ragazzi inglesi suonano come se avessero in mente i dischi fondamentali della popular, electro e dance music e li mescolassero per una miscela che coinvolge, ti abbraccia. Ed ecco allora una lunga cavalcata onirica in cui gli XX cantano l’amore nelle sue sfumature, dal suo sorgere (Sunset) alla malinconia, la distanza (Missing) e la riscoperta (Reunion) su un tappeto fatto di synth delicati, una batteria che scandisce il tempo del sogno e un basso che ne traccia la scia.
Come gli assoli di chitarra in un concerto rock, Jamie spara sulla folla gittate di elettro dance che fanno ballare l’Alcatraz.
Peccato che nell’estasi generale, l’impianto salti. Boom. Così, d’un tratto, come un quadro che cade all’improvviso. Ritornano agli occhi le immagini del concerto saltato degli Strokes a Vigevano nell’estate del 2011 e – sinceramente – il pensiero di un’altra occasione persa dopo quel giorno d’estate in cui ho rinunciato alla trasferta torinese per il Traffic Festival, là dove gli XX suonarono con James Blake.
I tecnici si affannano, aprono cavi, smuovono persone e riescono così a riportarci nel nostro sogno, convinti come siamo che questa pausa forzata elimini il teatrino dei bis. Come in Inception possiamo riprendere il nostro viaggio artificiale, sviluppato in verticale e denso di emozioni sottolineate dall’applauso del pubblico e grida di eccitamento quando i tre attaccano Crystallized, VCR e Chained.
Peccato poi che la musica si interrompa e loro escano dal palco. Ok, risaliranno penso. Da quando il set è iniziato è passata un’ora, interruzione compresa.
Ed ecco invece le luci dell’Alcatraz accendersi e le porte aprirsi. Due ragazzi inglesi entrano eccitati, sperando di vedere gli ultimi istanti del concerto.
Ma no, il sogno è finito. E un’ora sola non basta per svegliarsi e portarsi dietro l’estasi di una notte intera.

Commenti

Commenti

Condivisioni