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Recensione concerto Theophilus London Milano 5 giugno 2012

Salumeria della Musica, Milano, 5 giugno 2012. Wow. Uao. Scrivetelo come volete, ma questo Theophilus London merita tutti i complimenti che ha ricevuto dalla critica

Recensione concerto Theophilus London Milano 2012Salumeria della Musica, Milano, 5 giugno 2012. Wow. Uao. Scrivetelo come volete, ma questo Theophilus London merita tutti i complimenti che ha ricevuto. Dicono tante cose su di lui, dicono che diventerà grande. Be’, se la sorella dj di Beyoncé, Solange, compare nel tuo primo album, hai piazzato un brano nella colonna sonora di Breaking Dawn (quarto capitolo della saga di Twilight) e Karl Lagerfeld ti ha inserito in un progetto fotografico, My Little Black Jacket, accanto a icone della musica e della moda tipo Yoko Ono, sei già sulla buona strada.

Dicono tante cose, certo, ma sono tutte da dimostrare. A essere sinceri, ieri sera alla Salumeria della Musica, l’inizio non sembrava promettente. Alle 21 la sala era semi deserta, solitario campeggiava sul palco il manifesto Tour de Roses, che annunciava la prima data italiana dell’artista, nato a Trinidad (nel 1987) e cresciuto a Brooklyn. Alle 22 – un po’ più di gente tra le sedie disposte belle ordinate e in fila – finalmente si comincia. Theophilus sale con la sua piccola crew, inclusi bassista e chitarrista, attacca con Lighthouse ed è subito chiaro che la questione si fa seria. Non credete alle stronzate che ho letto pure io, cioè che ricorda Michael Jackson, i Kraftwerk, o addirittura Prince, giusto perché era un po’ pop e un po’ rock (ma le affinità finiscono qui).

È subito chiaro che l’elettronica al ragazzo piace, e di tutti i tipi: atmosfere che evocano Tricky e tanto, tanto pop elettronico anni ’80 di sottofondo, ma con un’impronta molto black, e non solo perché il rap domina su tutto. Si sente il blues, si sente il funky, si sente anche l’acid jazz. Prende una Big Spender (classico di Shirley Bassey) e la trasforma in rap puro e duro. Sembra difficile? Macché, a fine serata tutto il pubblico si sarà divertito da morire. Ma fino al quarto pezzo, Why Even Try, qualcosa non va. Lo capisce anche Theophilus, che salta giù dal palco, scaraventa via le sedie e dice alla gente di avvicinarsi e ballare. Ok, ora sì che si ragiona. La serata prende finalmente il verso giusto, con delle bombe energetiche che ti sollevano le gambe, vedi la bellissima I Stand Alone (singolo che l’ha lanciato qui da noi) o Girls Girls $ che, dal vivo, pompano mille volte più che su disco.

London è la classica bestia da palcoscenico, incredibilmente coinvolgente: fan che ballano sul palco, rose regalate con vera galanteria alle ragazze in prima fila e persino un bello stage diving, un tuffo sulla folla più da rockstar che da rapper. Comunqune, definirlo rapper è davvero riduttivo, Theophilus si avvicina di più a qualcosa tipo gli Outkast, una formula innovativa tra elettropop, rap e melodia (molta). Infatti uno dei bis, Flying Overseas, potrebbe essere uscito dal repertorio di Mariah Carey in duetto con un Usher o giù di lì, mentre Lisa, uno dei brani nuovi, è una canzone d’amore in piena regola. Gran intrattenitore, gran venditore (ressa a comprarsi le magliette, con lui che le firmava senza sosta) e gran talento, mai banale, mai scontato. È un arrivederci, ci scommetto.

Clicca qui per guardare le foto del concerto e qui per la scaletta.

 

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