Notizie

Recensione concerto Vinicio Capossela Carroponte 22 luglio 2012

Capossela al Carroponte, come per il tour di Marinai, profeti e balene, ha miscelato Rebetiko Gymnastas e i suoi grandi classici.

Recensione concerto Vinicio Capossela Carroponte 22 luglio 2012Sesto San Giovanni (MI), Carroponte, 22 luglio 2012. «Il rebetiko è musica nata da una catastrofe, da una grande crisi e da una colossale migrazione. Ha dentro di sé il cromosoma della ribellione e della rivolta individuale». Negli elementi che definiscono il rebetiko – musica tradizionale greca – ci sono tutte le caratteristiche del concerto che il capitano Capossela ha regalato a Sesto. Giunto nel porto del Carroponte dopo la tempesta del pomeriggio, Vinicio ha attraccato il suo vascello ed ha iniziato a cantare per un pubblico come sempre numeroso (quando suona lui). Il cantautore ha dato il via alla danze con Abbandonato (traduzione di Los Ejes de mi carreta di Atahualpa Yupanqui) prima canzone dal suo nuovo lavoro Rebetiko Gymnastas.

Anche se le nuvole si sono annidate, basse e cupe, alta si è alzata quella musica che per il popolo greco ha lo stesso valore del blues per i neri o il tango per gli argentini e il fado per i portoghesi. Si porta dietro i pensieri e le pene degli emarginati, la loro povertà e quella prigione fatta di droghe e storie d’amore perdute. E allora, è questo il momento giusto di cantare insieme, in questo attracco, perché «I porti sono per le musiche quello che e’ il polline per i fiori». Rebetiko μου Misirlou (noto ai più nella versione per chitarra elettrica nella colonna sonora di Pulp Fiction) aprono ai brani del canzoniere di Vinicio rivisitati in rebetiko, come Con una rosa, Signora Luna Corre il soldato (tutte e tre estratte da Canzoni a manovella), oltre a Non è l’amore che va via (da Camera a Sud), e Morna (da Il ballo di San Vito).

Come per il tour di Marinai, profeti e balene, Vinicio dedica la prima parte dello spettacolo al nuovo lavoro, per poi lasciarsi andare ai grandi classici. Ed ecco allora una versione rituale di Brucia Troia, seguita dal Ballo di San Vito. Gli ultimi scoppiettii del fuoco di questa sera sono nella delicata poesia di Che cos’è l’Amor e, soprattutto, dell’Ultimo Amore, canzone di cui Vinicio, questa sera, non canta la fine. «Ho saltato l’ultima riga perché mi spiaceva fosse finita. Nella vita non puoi farlo, le canzoni hanno questa fortuna».

Commenti

Commenti

Condivisioni