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Recensione Guns N'Roses Gods Of Metal Milano 22 giugno 2012

Il Gods Of Metal 2012 ha vissuto la sua giornata più calda venerdì 22 giugno 2012, merito dei Guns N’ Roses ma non solo. Una temperatura realmente assassina ha devastato i concerti alla Fiera Milano Live dal primo mattino.

Recensione Guns N' Roses Gods Of Metal 2012 Il Gods Of Metal 2012 ha vissuto la sua giornata più calda venerdì 22 giugno 2012, merito dei Guns N’ Roses ma non solo (clicca qui per guardare le foto). Una temperatura realmente assassina ha devastato i concerti alla Fiera Milano Live dal primo mattino: queste condizioni atmosferiche e lo sciopero ATM hanno reso davvero complicata la partecipazione alla giornata che aveva nella band di Axl Rose gli headliner più attesi (considerata anche la defezione di qualche mese fa dei Black Sabbath in formazione originale). I GnR si sono presentati sul palco alle ore 22:00 con tanto di pyros immediati, apparendo in buona forma e regalando ai fan italiani una di quelle serate che si ricordano per tutta la vita, nonostante il fonico si fosse probabilmente dimenticato di alzare il volume dopo l’intro registrata (se ne accorgerà dopo più di un’ora di set regolando finalmente in maniera degna il sound). L’opener Chinese Democracy ha scatenato da subito l’entusiasmo dei presenti che hanno raggiunto e forse superato le diecimila presenze. Axl Rose è una delle pochissime rockstar rimaste al mondo, con tutti i suoi pro e i suoi contro ovviamente, ma quando arriva sul palco i discorsi sul peso, sulla sua forma vocale, sulle sue manie vanno fondamentalmente a farsi benedire. Inizia cantando bassissimo, fa scoppiare il finimondo con l’accoppiata Welcome To The Jungle – It’s So Easy e sale progressivamente col passare dei minuti. Suoneranno per più di tre ore i Guns (leggi qui la scaletta completa), piazzando chicche come Used To Love Her e My Michelle cantate insieme a Sebastian Bach, includendo anche alcune cover tra cui la terremotante Whole Lotta Rosie degli AC/DC. Axl se la cava più che egregiamente, cinquant’anni non sono pochi e lo show che la sua band ha messo in piedi a Rho è sicuramente andato oltre le più rosee aspettative. Vincitori.

Altro vincitore della giornata è stato Sebastian Bach. Arrivato sul palco incazzatissimo per un problema al microfono, costringe la band a rilanciare Slave To The Grind (una delle tante cover degli Skid Row proposte oggi) da capo per risolvere l’inconveniente: spettacolare vederlo furioso che insulta i tecnici e lancia il microfono. Ma la furia di Bach è anche sonora: la perfomance vocale del singer è ottima e in progressivo miglioramento per tutta la durata del lungo set. 18 & Life e Youth Gone Wild concludono quello che è stato uno degli highlights assoluti di questa edizione del Gods Of Metal. Bach finisce il set contento ed è talmente entusiasta che nel backstage dopo cena ci regala un saluto di quelli che fanno epoca… Sistemati i due frontman principali del 22 giugno, torniamo all’inizio quando ad aprire le danze c’hanno pensato quei pazzi furiosi dei Cancer Bats, autori di un set brevissimo suonato di fronte a 40 persone (esagerando). Gli Ugly Kid Joe sono tornati insieme dopo anni e hanno mostrato ai coraggiosi già assiepati sotto palco di essere ancora in forma incredibile. Whitfield Crane frontman impeccabile, capace ancora di affascinare sulla cover di Cats In The Cradle e sulla mega hit Everything About You che ha concluso il loro spazio. Band quadratissima e vogliosa di tornare a divertirsi suonando rock a volumi elevati. Assolutamente necessario rivederli in una location più modesta a un orario più consono. Soulfly, Rival Sons e Black Stone Cherry si sono esibiti quando l’umidità e il sole avevano oramai raggiunto un livello impressionante d’intensità. Il poco pubblico che non era fuggito sotto la zona laterale, ombreggiata, ha tributato grossi applausi a Max Cavalera e ai Rival Sons, mentre ha davvero supportato allo stremo i Black Stone Cherry, autori di un concerto molto incisivo. I Killswitch Engage invece erano attesi al varco col rientrante Jesse Leach dietro al microfono. La band guidata da Adam D si è divertita e ha fatto divertire tutti i presenti, proponendo il proprio metalcore (i KsE sono tra i padrini della New Wave Of American Metal esplosa a inizio 2000) diretto con ampi spazi melodici. Coinvolgimento, salti, headbanging e anche il tributo a RJ Dio con la conclusiva Holy Diver, con un grande boato per la oramai storica My Last Serenade. I Within Temptation infine avrebbero potuto essere considerati troppo fuori contesto, tuttavia sarà l’abbondanza polmonare (passatecela, dai) della front woman Sharon Den Adel, sarà che finalmente l’ombra è arrivata a dare sollievo a un pubblico privatissimo, il loro spettacolo scorre senza eccessivi intoppi: il symphonic/gothic metal dei Within viene accolto bene, anche perché bisogna ammettere che la band in questi anni è cresciuta tantissimo. Uno show professionale ed incisivo, non saranno i preferiti dell’audience odierna ma fanno una buonissima figura considerando anche la loro altissima posizione nel bill.

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