Notizie

Recensione Mannarino Milano Carroponte 20 settembre 2012

Sesto San Giovanni (MI), Carroponte, 20 settembre 2012. Alessandro Mannarino è un menestrello di quelli veri, con quel linguaggio che nasce dalla miscela tra gli stornelli romani e le influenze balcaniche.

Foto_Mannarino_ Milano_20_settembre_2012Sesto San Giovanni (MI), Carroponte, 20 settembre 2012. Alessandro Mannarino  è un menestrello di quelli veri (guarda le foto). Con quel linguaggio che nasce dalla miscela tra gli stornelli romani e le influenze balcaniche, al Carroponte si balla come nelle migliori osterie del ‘900. Se è vero, come canta, che «s’è ‘mbriacato de ‘na donna e quanto è bbono l’odore della gonna», il suo pubblico è pazzo di lui e dell’odore del suo palco, calcato dal cantautore romano con i classici stivaletti neri, sui quali scende un completo nero (jeans e maglietta) sotto quel cappello che ricorda la migliore tradizione del tango. Gli è bastato un repertorio di due dischi – Bar della rabbia (2009) e Supersantos (2011) – per fidelizzare il pubblico: ogni volta che sale sul palco, la gente accoglie Alessandro  come un vate.

Non risparmia frecciate al cattolicesimo, del resto non ha mai nascosto la sua poca simpatia verso la religione e i suoi dettami (“Dalla vita vivo nun’ne esci/ uno solo ce l’ha fatta/ ma era raccomannato”, canta ne Il bar della rabbia). C’è chi lo segue nei cori, chi conosce le canzoni a memoria, chi brinda con lui, chi gli ricorda l’origine romana intonando la popolarissima Società dei magnaccioni. Impossibile non constatare che – come nella migliore tradizione cantautorale – folta è la presenza femminile nell’Osteria Mannarino, che balla e balla per le oltre due ore di concerto, esperienza rara in questi ultimi tempi. Al momento del conto, però – come già successe a Bruce Springsteen e Paul McCartney a Hyde Park il 14 luglio scorso – viene staccata l’amplificazione visto che si è superato il limite di orario: è passata mezzanotte da 7 minuti.

Poco importa, Alessandro e la sua band continuano a suonare e la gente a brindare, perché all’Osteria Mannarino c’è un’atmosfera speciale e un odore, che è come quello della gonna de ‘na donna. Troppo bono.

 

Commenti

Commenti

Condivisioni