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Recensione Marta sui Tubi Roma Caracalla 11 settembre 2012

Terme di Caracalla, Roma, 11 settembre 2012. Tornano a Roma i Marta sui Tubi, ospitati dalla CGIL per la sua festa annuale. Nonostante un’attività live intensa e il concerto a Roma di luglio, era da tanto che mancavo tra il loro pubblico.

Recensione Marta sui Tubi Roma Caracalla 11 settembre 2012Terme di Caracalla, Roma, 11 settembre 2012. Tornano a Roma i Marta sui Tubi, ospitati dalla CGIL per la sua festa annuale, nell’usuale area delle Terme di Caracalla. Nonostante un’attività live talmente intensa da sembrare perenne e nonostante fossero stati a Roma l’ultima volta lo scorso luglio, era da tanto che mancavo tra il loro pubblico. I motivi sono principalmente due: proprio in virtù della loro onnipresenza, li ho visti almeno una decina di volte negli anni e, last but not least, non ho trovato in Carne con gli occhi – loro ultimo lavoro – nessun brano che mi colpisse davvero, nessuna canzone di cui innamorarmi. Restano una delle band italiane più innovative e capaci dello scorso decennio, una delle poche di cui attendere con bramosia il prossimo disco. Ed è con la curiosità di ascoltare – magari – qualche brano nuovo che dopo una lunga latitanza ho deciso di mischiarmi nuovamente tra i fan dei Marta e il pubblico casuale accorso in virtù della gratuità dell’evento.

Dove eravamo rimasti? La prima volta che li ho visti, in un paesino in provincia di Roma, erano in tre, l’ultima volta in quattro, al Circolo degli Artisti. Ora sono in cinque, una vera e propria band (guarda le foto). Oltre a Paolo Pischedda ad occuparsi del piano e delle tastiere, è entrato ormai in pianta stabile anche Mattia Boschi, al violoncello e al basso elettrico. Proprio quando imbraccia il basso ho l’impressione di avere davanti qualcosa di profondamente diverso da quello che conoscevo e amavo: la bellezza primigenia dei Marta era nell’equilibrio fra squilibri. È difficile pensare che una voce, una chitarra acustica e una batteria da sole potessero bastare e non far sentire la mancanza d’altro. Eppure erano talmente straripanti, la lotta fra loro talmente estenuante, che bastavano eccome, anzi ringraziavi che non ci fosse nessun altro strumento sul palco. La loro trasformazione però non li ha resi meno belli. Sono altro, un altro molto alto.

Davanti a me  ho l’impressione di vedere ciò che sarebbero stati i Pearl Jam se fossero nati in Italia (non è un caso che sia Giovanni Gulino che Carmelo Pipitone provengano da quella scena) o, per spingermi un po’ più in là, una plausibile versione nostrana degli Screaming Headless Torsos. Il paragone non è ardito, perlomeno non sul piano della potenza e della perizia: la voce di Giovanni è quanto di più estremo e versatile abbia mai sentito dalle nostre parti, Carmelo con la sua chitarra ha ormai raggiunto livelli rasenti la perfezione. Sono straordinariamente compatti e precisi, nonostante questo ci regalano tutta la loro energia senza risparmiarsi, come solo pochi sono in grado di fare.

Nella scaletta, nuovi e vecchi classici. Una Post introdotta da una strofa di Amore che vieni, amore che vai di De André, la solita, meravigliosa Vecchi difetti, La spesa e L’abbandono, entrambe lungamente applaudite dal pubblico. Gran parte del set è però impegnato dal repertorio di Carne con gli occhi, che dal vivo assume maggiore spessore, ma che non convince come i brani scelti dai primi album (leggi la scaletta). Nessuna nuova canzone stasera, purtroppo, la mia curiosità se ne va sconfitta. E sottoscrive il saluto con cui si sono congedati i Marta: “Ci vediamo al prossimo album”.

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