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Recensione Negrita Milano Mediolanum Forum 7 settembre 2012

Assago (Milano), 7 settembre 2012. Il tour di maggior successo della storia dei Negrita si è concluso così come era iniziato: con un trionfo assoluto.

Recensione Negrita Milano 8 settembre 2012Assago (Milano), 7 settembre 2012. Il tour di maggior successo della storia dei Negrita si è concluso così come era iniziato: con un trionfo assoluto. Impossibile, al termine dello show, trovare tra i presenti un viso scontento, una lamentela, qualsiasi cosa che potesse far pensare ad una serata qualsiasi, di quelle di cui il giorno dopo nessuno si ricorda più. La sensazione e’ che Pau e soci stiano davvero attraversando il miglior periodo della propria carriera e non solo dal punto di vista del consenso pubblico: basta aver assistito ad almeno un concerto nel corso dell’anno per accorgersi di quanto la band sia al top della forma e della coesione umana prima ancora che musicale, tanto che pare difficile in questo momento trovare qualcosa di meglio in ambito rock nel nostro paese.

Affermazione impegnativa? Forse, ma se pensiamo a quante chiacchiere da bar hanno attraversato un’estate fatta per tre quarti di diatribe su chi fosse più rocker tra Ligabue e Vasco, va da sé che una band in grado di riempire in silenzio e per ben due volte in pochi mesi una location impegnativa come il Mediolanum Forum di Assago, qualche voce in capitolo dovrà pure averla. Se per un attimo usciamo dal provincialismo che permea da sempre le dinamiche della musica mainstream nostrana e analizziamo il tutto senza paura di ledere maestà intoccabili, ci rendiamo immediatamente conto che i Negrita hanno tutto quello che serve per dominare classifiche e palchi per i prossimi dieci anni: una serie di hit entrate ormai nell’immaginario comune, un leader carismatico in grado di aizzare le folle e un tiro che decine di band osannate da decenni si sognano. È giusto che finalmente possano esibirsi di fronte a pubblici proporzionati al valore della propria proposta.

Ottima la scaletta, bilanciata alla perfezione tra novità e storia e ottima la risposta di un pubblico che si dimostra meno nazional-popolare del previsto: sul parterre così come sugli spalti si balla, si suda e si accompagna ogni sillaba che esce dalle labbra di Pau con un trasporto vicino alla devozione (guarda le foto della serata). Molti dei presenti erano già qui a febbraio, ma soprattutto la maggior parte di essi ha vissuto sulla propria pelle il percorso del gruppo passo dopo passo, dalle cantine ai pub, dai locali sempre più spaziosi fino al trionfo nei palazzetti e si sente quindi parte integrante di quello che per certi versi assume i classici connotati del sogno americano.

Difficile individuare gli highlights di una serata del genere, anche se l’inizio affidato a Cambio, Fuori controllo e Il libro in una mano, la bomba nell’altra è di quelli che tolgono il fiato, così come il break centrale dove Che rumore fa la felicità e In ogni atomo scatenano il sing-along dei diecimila presenti. Dopo le provocatorie Transalcolico e Sex e prima dei ringraziamenti di rito, una chiusura che più classica non si può sulle note di Ho imparato a sognare, Mama Maè e Gioia infinita. Speriamo solo non passi troppo tempo prima di poterli rivedere.

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