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Recensione Norah Jones Milano Teatro degli Arcimboldi 18 settembre 2012

Milano, Teatro degli Arcimboldi, 18 settembre 2012. Quando Norah Jones suonò all’Arena Civica di Milano nel 2010 mi sembrò fragile. Ieri sera è salita spavalda.

Milano, Teatro degli Arcimboldi, 18 settembre 2012. Quando il 20 luglio del 2010 Norah Jones entrò in punta di piedi sul palco dell’Arena Civica di Milano, rimasi colpito. Lei, con quella valigia carica di album che hanno segnato la storia del jazz e del blues contemporaneo a partire da Come Away With Me Feels Like Home (nel quale figurava la collaborazione di Ray Charles), senza dimenticare Not Too Late, salì onstage quella sera intimorita. Fragile. Non riusciva a nascondere il dolore che si portava dietro e quella storia venuta alla ribalta nel gennaio 2008, quando si venne a sapere della rottura tra Norah e il suo storico fidanzato Lee Alexander (per molti la mente dietro alla magica voce della cantante americana). E non solo, perché anche la Handsome Band, il gruppo di musicisti che aveva supportato la Jones nella realizzazione dei tre dischi, si era sciolta alla fine del tour 2007. Sotto quel cielo di mezza estate milanese, Norah mi aveva lasciato la stessa sensazione disorientante che Ben Harper ha trasmesso durante il recente concerto di Vigevano. Era come se non si fosse ripresa dopo la rottura amorosa.

Ieri sera, invece, nella splendida cornice del Teatro degli Arcimboldi, Norah è salita sul palco mostrando una sicurezza ritrovata, quasi spavalda (guarda le foto). Il successo riscontrato al Lucca Summer Festival e l’ottima accoglienza che la critica ha riservato al suo ultimo lavoro Little Broken Hearts, sicuramente l’hanno aiutata, ma è lei per prima ad essere cambiata negli ultimi due anni. In molte occasioni ha dichiarato di esser lontana da quella timida ragazza che non sapeva parlare di sesso e trasgressione. Per la copertina del suo ultimo lavoro, infatti, si è ispirata alla locandina di Mudhoney, film di Russ Meyer, regista famoso negli anni ’70 per le sue pellicole soft-porno. Un indizio di una trasformazione che si percepisce forte soprattutto nella voce (sempre eccezionale nella sua delicatezza, strepitosa nei suoi classici come Don’t Know Why, Come Away With Me e Sunrise), nelle movenze e nella luce che Norah riesce a trasmettere con quel vestitino giallo sotto una cascata di origami, e di applausi.

Il pubblico degli Arcimboldi ha avuto la sensazione di trovarsi di fronte a un’artista che difficilmente ripeterà il successo dei suoi dischi d’esordio, ma che grazie alla sua voce riesce a rimettersi in pace con il mondo. Un’artista invece che una star. Del resto, il padre di Norah era quel Ravi Shankar che insegnò a George Harrison a suonare il sitar.

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