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Recensione Ray Manzarek Robby Krieger The Doors Milano 8 luglio 2012

Milano, Ippodromo, 8 luglio 2012. Come in un viaggio fuori dal tempo e dalle regole, quello che rimane dei Doors – Ray Manzarek e Robby Krieger - si materializza sul palco di City Sound in un tramonto qualsiasi d’inizio luglio.

Recensione Ray Manzarek Robby Krieger The Doors Milano 8 luglio 2012Milano, Ippodromo, 8 luglio 2012. Come in un viaggio fuori dal tempo e dalle regole, quello che rimane dei DoorsRay Manzarek e Robby Krieger – si materializza sul palco di City Sound in un tramonto qualsiasi d’inizio luglio. A dire il vero all’appello manca John Densmore, alle prese con qualche problema di salute e comunque poco propenso a riunioni senza il Grande Assente Jim Morrison. Basti pensare alle battaglie legali con Manzareck e Krieger sulla possibilità di utilizzare il nome del gruppo in tour, o ad affermazioni tipo «Se torna Jim lo faccio anche io, ma lui è morto, e i Doors erano i Doors con Jim, non senza di lui”. Sul fatto che Morrison fosse il leader e l’immagine della band non si discute. Ma è doveroso sottolineare che se la band californiana ha lasciato un segno indelebile nella musica rock (in un periodo di attività piuttosto limitato) non lo si deve solo al carisma e alla poesia del Re Lucertola, ma anche alle splendide composizioni di Ray e Robby. E se il pubblico sventola bandiere raffiguranti il volto di Morrison, non c’è dubbio che sia venuto a omaggiare il talento di due importantissimi quarti dei Doors (guarda le foto).

La formazione è composta da Robby Krieger alla chitarra, Ray Manzarek alle tastiere, Ty Dennis alla batteria, Phil Chen al basso e Dave Brock al microfono. A questo proposito è bene sgombrare il campo dagli equivoci: qualsiasi confronto con Jim Morrison non avrebbe alcun senso logico. Il malcapitato sostituto si trova nella bruttissima situazione di dovere trovare un equilibrio (forse inesistente) tra il “fare abbastanza” e il “non strafare”. In entrambi i casi c’è sempre qualche fan che lo accusa di imitare troppo Jim, mentre qualcun altro che giudica la sua presenza insipida. Partendo dal presupposto che qualcuno al microfono ci deve pur stare, fa piacere constatare che la figura di Brock risulta all’altezza, almeno per quanto riguarda l’impostazione vocale. Il resto lasciamolo ai miti, lassù.

Sulle note del Carmina Burana l’esibizione ha inizio. Una voce fuori campo rispolvera antichi ricordi con una frase ad effetto: «Ladies and gentlemen, from Los Angeles, California, Ray Manzarek and Robby Krieger from The Doooooors!”. Subito dopo parte il riff di Roadhouse Blues: roba da ribaltare i locali di mezza America nei tardi anni 60. La scaletta procede senza fare prigionieri: Break On Through, Five To One, Peace Frog, When The Music’s Over, Whiskey Bar e Backdoor Man riecheggiano in tutta la loro gloria, mentre l’unica concessione a ritmi più lenti si ha con People Are Strange. Manzareck presenta con fare simpatico, e si diverte a introdurre i brani a mo’ di narratore. Prima di suonare Touch Me specifica che il pezzo è dedicato a tutti quelli che dopo il concerto andranno, letteralmente, a scopare. «Si, l’ho detto. Davanti ai vostri genitori. E lo ripeto: scopate, ragazzi!».

Dopo un siparietto flamenco (preludio a Spanish Caravan) a cura di Robby Krieger, si celebra il quarantesimo anniversario di L.A. Woman con la title track. Poi è tempo di camerini, ma è chiaro che la gente ne vuole ancora. E infatti poteva forse mancare Light My Fire? Al di là del fatto che si tratta di uno dei loro principali successi, il pezzo assume un valor particolare in questo contesto, perché è stato scritto da Krieger e sfoggia una memorabile intro di Manzarek. Durante il lungo assolo il tastierista pare posseduto quando si alza e accenna un’improvvisazione con un piede, mentre Robby va di tapping mantenendo un certo aplomb. Questa era davvero l’ultima: i cinque si posizionano al centro del palco, si abbracciano, si inchinano e salutano. E noi andiamo a casa accompagnati dall’Adagio di Albinoni, con un sorriso a metà tra il nostalgico e il soddisfatto stampato in faccia.

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