A Perfect Day 2012 Home

Recensione Sigur Rós Villafranca A Perfect Day 2 settembre 2012

Villafranca, Verona, 2 settembre. Il terzo giorno dell’A Perfect Day è stato davvero perfetto. Merito dei Sigur Rós, ma pure di tutte le altre band che si sono esibite prima. Un mix di rock e atmosfere intime/psichedeliche che ha catturato il pubblico fin dal pomeriggio.

Recensione Sigur Ros Villafranca 2012Villafranca, Verona, 2 settembre. Il terzo giorno dell’A Perfect Day è stato davvero perfetto. Merito dei Sigur Rós, ma pure di tutte le altre band che si sono esibite prima. Un mix di rock e atmosfere intime/psichedeliche che ha catturato il pubblico fin dal pomeriggio. È vero che l’età media era più alta rispetto alle precedenti giornate, e quindi c’era maggiore disponibilità all’ascolto, ma è stato davvero bello osservare migliaia di persone con lo sguardo (attento) rivolto al palco fin dal live degli Alt-J, giovanissima band inglese sconosciuta ai più – fino a ieri – che ha aperto la giornata. Lasciatemi spendere una parola per loro: bravissimi. Poi è toccato ai dEUS, che onstage hanno mostrato un’energia ancora maggiore di quella che riescono a catturare su disco (il frontman Tom Barman è una vera rockstar, clicca qui per la scaletta e qui per le foto). E infine Mark Lanegan. L’ipnotica voce del cantante americano si esalta con i brani del suo ultimo progetto, Funeral Blues, e la band che lo accompagna sembra sapere esattamente come metterlo nelle condizioni di esprimersi al meglio (clicca qui per le foto e qui per la scaletta). I 12.000 del Castello Scaligero – l’affluenza maggiore nei tre giorni di festival – si sono gustati tutto questo prim’ancora che salissero sul palco gli headliner.

Per parlare di un concerto dei Sigur Rós si dovrebbe saccheggiare il vocabolario alla ricerca di aggettivi in grado di descrivere le emozioni che si provano ascoltandoli. Facciamo che non ne uso nemmeno uno e parlo di come l’ho vissuto io. Nell’ora e mezza di concerto la mia mente ha viaggiato tra le figure più rassicuranti che sia in grado di immaginare. La mia fidanzata, mia mamma e mio papà, mio fratello, il mio cane e i miei gatti, le nuvole, un mare calmo, un bosco silenzioso, il sole. Con i brividi che mi correvano lungo la schiena come una mandria impazzita, sono rimasto immerso in un brodo di giuggiole per tutto lo show, e ho paura di non esserne ancora del tutto uscito. Credo che gran parte del pubblico abbia provato le stesse emozioni. La musica di Jónsi Birgisson e compagni sfugge a qualunque definizione: è rock, perchè ci sono le chitarre distorte e le cavalcate di basso e batteria, ed è sinfonica, per la presenza delle sezioni fiati e archi ma soprattutto per l’approccio corale dei brani. Già lo sapevo, ma me ne sono davvero reso conto ascoltandoli dal vivo.

I Sigur Rós sono saliti sul palco puntuali alle 22.15 (guarda le foto). Nonostante l’apporto fondamentale di ogni singolo membro del gruppo, Jónsi, con l’immancabile archetto per pizzicare la Fender, è il leader della formazione islandese anche sul palco. È capace di spingere il falsetto verso luoghi che pochi altri cantanti della sua generazione conoscono (leggi alla voce Thom Yorke). In termini prettamente musicali, la band ha proposto soluzioni che solo chi ha totale padronanza dei propri mezzi e controllo dell’emotività del pubblico può affrontare in scioltezza. Per esempio restare in silenzio per una ventina di secondi abbondanti nel bel mezzo di un brano – purtroppo non ricordo quale – “costringendo” tutte e 12.000 le persone presenti allo stesso esercizio. Non si è sentito volare una mosca, per quei venti secondi.

I Sigur Rós hanno proposto molte hit – se così possiamo chiamarle – della loro carriera, che ha toccato quota 15 anni di attività (leggi la scaletta). Su tutte la meravigliosa Svefn-g-englar (da Ágætis byrjun del 1999), dieci minuti di canzone che vorresti non finissero mai. Ma del loro ultimo disco, uscito a giugno, hanno fatto sentire ben poco. Giusto due brani: Ekki múkk Varúð. Strano, perchè Valtari è stato accolto da tutti come un grande album e in tutta sincerità mi aspettavo di ascoltarne una maggiore porzione dal vivo. Peccato. Ma è veramente un dettaglio, in una serata meravigliosa. Eccolo, l’aggettivo.

Commenti

Commenti

Condivisioni