Recensione Slash Mötley Crüe Gods Of Metal Milano 23 giugno 2012

di: Jacopo Casati

Recensione Slash Motley Crue Gods Of Metal 2012Il Gods Of Metal 2012 è diventato il 23 giugno il regno del glam, coi Mötley Crüe headliner e Slash ad aprire la strada alla band di Vince Neil e compagni. Un’affluenza superiore ai giorni precedenti (15mila presenze in totale) e un caldo inferiore dovuto al vento e a un rapido acquazzone arrivato verso ora di cena, hanno reso questo sabato ancora più godibile e appassionante. I Planethard hanno dato avvio alle danze intorno alle 12:30 convincendo i presenti con il loro hard rock classico; la band italiana si è conquistata i favori del pubblico da subito, in seguito travolto dalla pesantissima e teatrale esibizione horror rock dei Lizzy Borden, acclamati da un pit che andava sempre più riempiendosi. A conti fatti i veri trionfatori di giornata potrebbero anche essere stati gli Hardcore Superstar, svedesoni oramai navigati che hanno piazzato uno show eccezionale (benché posizionati alle 15:00): la folla è letteralmente impazzita durante il concerto degli HCSS, capaci davvero di coinvolgere anche chi era ancora impegnato a collassare sotto la zona d’ombra laterale. Attitudine, personalità, carisma e un hard rock tiratissimo che lambisce il metallo vero e proprio. Dopo qualche lancio di birra ai fans, si arriva senza accorgersene a We Don’t Celebrate Sundays, che chiude cinquanta minuti di fuoco.

I Darkness hanno dovuto fare i conti col primo vero e proprio inconveniente tecnico della giornata: un black-out dell’area concerti che ha costretto Justin Hawkins e compagni a rimanere per più di dieci minuti fermi e impossibilitati a proseguire. Il frontman ha avuto l’ottima idea di intrattenere il pubblico delle prime file scendendo dal palco e salutando tutti i fan presenti, firmando autografi e ingannando l’attesa. Detto questo il set dei riformati Darkness non è stato male, le mega hit One Way Ticket e I Believe In A Thing Called Love mandano in visibilio la platea mentre la band sembra abbastanza in palla e quadrata. Chissà cosa prepareranno in vista dello slot come support act di Lady Gaga a ottobre…

Slash (guarda le foto) ha goduto di un minutaggio vicino a quello degli headliner, i suoi Conspirators e il Dio che si trova dietro al microfono (per i profani Myles Kennedy) costituiscono un ensemble mostruosamente pesante e incisivo. Inutile dire che i brani dei Guns N’Roses proposti oggi (leggi la scaletta) vivono di vita diversa rispetto a quelli ascoltati la sera prima. A voi giudicare quale sia la versione migliore, fermo restando che l’abilità canora di Kennedy (comunque perfetto sulle varie Nightrain, Paradise City e via dicendo) va sfruttata per pezzi ben diversi da questi. Detto questo Slash poteva essere headliner senza problema alcuno, moltissima gente era qui soprattutto per lui e Myles. Dominatori.

Ma i Mötley Crüe quindi? Niente di che. Un’ora e qualcosina di set (guarda le foto), con un assolo di batteria di Tommy Lee di dieci minuti e un Vince Neil alla voce tutt’altro che in palla. I brani storici c’erano tutti (leggi la scaletta), il palco figo anche, ma è mancato tutto il resto. In sostanza, compitino e tutti a casa. Peccato perché ci si poteva aspettare molto di più dal gruppo principale della serata.

Chiusura per i Gotthard, rock band elvetica di valore salita sul palco a metà pomeriggio. La qualità della loro proposta non è certo da mettere in discussione, dischi e tour continui ne hanno certificato abilità e successo. Oggi però i Gotthard hanno commosso l’Arena intera dedicando One Life, One Soul al compianto ex singer Steve Lee, sostituito egregiamente da Nic Maeder (il suo saluto qui sotto), a dimostrazione che anche sotto borchie, metallo, trucco pesante, zeppone e quant’altro i rockettari sono tutt’altro che insensibili. Una grande giornata quindi, in attesa di prepararci per l’ultima, quando all’imbrunire sarà il turno del Principe delle Tenebre.