I Red Hot Chili Peppers a Bologna hanno dimostrato di essere in grandissima forma

foto-concerto-red-hot-chili-peppers-bologna-8-ottobre-2016
di Jacopo Casati
Foto di Mathias Marchioni

Non c’era letteralmente un buco alla Unipol Arena l’8 ottobre 2016. Bologna ha ospitato i Red Hot Chili Peppers nel primo concerto che terranno in Italia questo mese (gli altri due saranno a Torino lunedì e martedì prossimi). L’attesa per la band di Flea e compagni era palpabile sin dal pomeriggio, quando un lungo serpentone di fan attendeva pacifico di entrare nel palazzetto.

Pochi minuti dopo le 21, il boato che accoglie l’arrivo sul palco del gruppo di Los Angeles è impressionante: ci siete mancati ragazzi, sembra gridare all’unisono il parterre della Unipol. Dopo una jam irresistibile, l’esplosione all’inizio di Can’t Stop è una liberazione assoluta. Kiedis è in gran spolvero vocalmente (e canterà decisamente bene per tutto il set, una cosa affatto scontata conoscendolo), Flea e Josh Klinghoffer saltano come molle impazzite da una parte all’altra dello stage senza mai fermarsi. Chad Smith, dietro le pelli, è la solita macchina da guerra e macina ritmi e fill di livello stellare. Il pubblico è esagitato e si dà un gran da fare anche sulla successiva Dani California.

Chad si alza dalla batteria per applaudire a scena aperta la folla. I quattro si divertono e sembrano davvero felici di suonare di fronte a dei fan così partecipi. La scaletta (qui tutte le canzoni suonate dai RHCP a Bologna), propone le hit immancabili come By The Way, Californication e Scar Tissue ma non dimentica gli intenditori che sbarellano durante il recupero di Soul To Squeeze, si picchiano su Right On Time e si guardano attoniti mentre Flea canta posseduto Nervous Breakdown, cover dei Black Flag proposta in modalità 100% punk hardcore. Klinghoffer dal canto suo omaggia David Bowie con Five Years e si rende protagonista di moltissimi intermezzi degni di nota. Infine, gli estratti dal nuovo album The Getaway dal vivo vengono davvero bene, e risultano perfettamente inseriti all’interno di una setlist raramente così bilanciata.

Le ulteriori jam session proposte qua e là durante lo show, sono il pane quotidiano dei Red Hot, una band che come nessun’altra è riuscita a imporre il funk rock all’attenzione di un pubblico generalista. Pubblico conquistato dalle ballad e dalle melodie sornione inserite in groove e giri di basso esplosivi, ma anche dall’energia frontale e dal coinvolgimento che il gruppo è riuscito a sprigionare dagli anni novanta in poi. La chiusura con Give It Away non fa prigionieri e permette ai RHCP di congedarsi da un’audience sfinita e felice dopo circa un’ora e tre quarti di set. Raramente i Nostri sono stati così inappuntabili in sede live. Ecco perché perderseli in questo tour sarebbe un gravissimo errore.

Guarda le foto del concerto.

Commenti

Commenti

Condivisioni