I Red Hot Chili Peppers sono una delle più belle sorprese del 2016

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di Umberto Scaramozzino
Foto di Francesco Prandoni

PalaAlpitour, Torino, 10 ottobre 2016. I Red Hot Chili Peppers a Torino hanno l’arduo compito di dimostrare che la tappa bolognese non è stata un exploit. Dopo la solita intro, arriva Around The World a dar fuoco alle polveri. Un avvio leggermente meno esplosivo rispetto a quello di Bologna con Can’t Stop, ma perfetto per anticipare una doppietta per la quale in pubblico dell’Unipol Arena invidierà di sicuro quello del palazzetto piemontese: Other Side e Snow, due dei pezzi più coinvolgenti e famosi dell’intero repertorio dei Peppers.

Si capisce subito dai primi tre pezzi che la scaletta è stravolta e questo concerto è un nuova storia rispetto al precedente. Trattandosi di una band che ha sempre dovuto dimostrare qualcosa dal vivo, sempre sospesa tra show talvolta ottimi talvolta mediocri, criticati per la breve durata o per il cattivo stato di forma dei performer, oggi la formazione losangelina si ritrova a mettere qualche bel punto esclamativo sull’aspetto più controverso della propria carriera. Ed è vitale il fatto che le setlist vengano rivoluzionate e che vengano alternati grandi classici ad apprezzatissime chicche, come Sir Psycho Sexy o Me And My Friends, direttamente dal terzo disco The Uplift Mofo Party Plan (classe 1987).

Ben cinque i pezzi estratti dal recente The Gateway, tra i quali spiccano il singolone Dark Necessities, che si conferma un futuro classico di quelli irrinunciabili, e Dreams Of A Samurai, cantata verso la fine con Everly Kiedis – figlio di Anthony – ad accompagnare il padre nella prima strofa. Prima della finta uscita di scena arriva la terza hit grande esclusa della data bolognese: l’evergreen Under The Bridge. Dopo di lei tocca a By The Way, a distanza di anni ancora sconvolgente nella sua efficacia anche dal vivo, che anticipa un ricco encore che si apre con una jam di Chad e Josh e si chiude con la consueta Give It Away.

Anthony Kiedis ha dovuto lottare con qualche malessere inaspettato, tanto da aver dichiarato in alcune interviste alla vigilia della leg italiana di aver sperato in un miracolo per poter portare a termine i concerti in modo dignitoso. La buona notizia è che il miracolo di Bologna si è ripetuto a Torino e l’eclettico leader della band statunitense ha regalato un’altra ottima esibizione, come sempre sporcata da qualche stecca che ricorda come sia lontano dall’essere un buon cantante, ma perfettamente bilanciata da una presenza scenica da autentico frontman e icona del rock.

A divorarsi il palco ci pensa anche quel duo che da decenni rappresenta una delle più amate sezioni ritmiche di tutti i tempi: Flea e Chad Smith. I due musicisti non solo suonano come dei dannati, concedendosi delle clamorose jam session che lasciano la platea con il fiatone, ma si presentano sempre tonici, energici, pronti a sottrarre i riflettori al loro cantante, dimostrando che la forza di questo gruppo risiede anche nell’essere formato da comprimari.

E mentre Flea violenta le quattro corde, mentre Chad martella dietro le pelli, ad emergere dall’ombra dei tour passati è Josh Klinghoffer. Dal suo arrivo alla chitarra a oggi, i Red Hot non sono forse mai apparsi così uniti come ora. L’alchimia con il nuovo membro, da quando nel 2009 arrivò a sostituire il controverso John Frusciante, ha faticato a manifestarsi nelle ultime tournée, ma, adesso che il fantasma dell’ex chitarrista è sempre più lontano ed evanescente, il talentuoso Josh sembra scrollarsi di dosso tutti quegli snervanti paragoni inutili. Oggi l’inafferrabile Klinghoffer riesce ad esprimere tutta la sua personalità suonando come un matto, con quel suo modo di fare un po’ grunge che, associato alle venature funky dei californiani, crea una mistura irresistibilmente inedita.

Partendo dall’interazione tra i quattro componenti, passando per un impianto luci così bello ed imponente da rubare occasionalmente la scena alla band stessa e attirando il focus di centinaia di smartphone, non c’è dubbio che il tour dei Red Hot sia stato curato in ogni dettaglio. Un ritorno live che rappresenta una delle più apprezzate sorprese di questo 2016.

Le foto del concerto

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