L’Anti World Tour di Rihanna lascia l’amaro in bocca ai fan italiani

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di Laura Ritagliati
Foto di Elena Di Vincenzo

Stadio San Siro, Milano, 13 luglio 2016. Musicalmente parlando, per Milano sono giornate molto intense quelle a cavallo tra la seconda e la terza settimana di questo mese. Nel giro di pochi giorni, infatti, in città va in scena il meglio della musica pop e R&B made in U.S.A: Pharrell, Rihanna e Beyoncé. Dopo il convincente show dell’autore di Freedom, è toccato alla cantante barbadiana esibirsi nel capoluogo lombardo, portando sul palco dello Stadio Meazza il suo attesissimo Anti World Tour.

Il forte temporale che si è abbattuto sulla città non ha fermato le migliaia di fan che già dalle 20.30 (un’ora prima dell’inizio ufficiale) affollavano San Siro armati di ombrelli e impermeabili colorati. Tra gli spalti è tutto un affollarsi di vip (e pseudo tali) e décolleté siliconati, messi ben in mostra nonostante gli improvvisi 15 gradi. Molti anche i giovanissimi, impegnati in intense sessioni di selfie e video da postare su Snapchat. A scaldare i motori e gli animi dei presenti ci pensa Big Sean, che al grido di “Make some motherfucking noise!” prepara la scena per l’arrivo di Rihanna.

Arrivo che si fa attendere, a tal punto da insinuare il dubbio che lo show possa aver subito delle drastiche limitazioni a causa della forte perturbazione. Neanche il tempo di preoccuparsi più di tanto che alle 22.17 si spengono le luci e Bad Girl Riri fa il suo ingresso. Coperta da un mantello bianco e incappucciata come un pugile, entra in scena dalla parte opposta del palco e attraversa la platea fino a salire sullo stage posto al centro dello stadio. Dovremo aspettare la fine di Stay – pezzo del 2012 contenuto nell’album Unapologetic con il quale si apre la scaletta – per vederne finalmente il volto, circondato dai lunghi capelli e quasi frastornato dal calore del pubblico. Dopo Love The Way You Lie Rihanna si incammina verso il palco principale su di una passerella trasparente sospesa sulle teste dei fan: è qui che canterà un medley formato da Woo e Sex With Me ondeggiando a diversi metri di altezza.

Ad aspettarla sul palco totalmente bianco, quattro ballerine che si mimetizzano perfettamente con il resto della scena. In uno spazio così maestoso fa impressione non vedere neanche un musicista: bisognerà aspettare fino a Bitch Better Have My Money per scorgerli, ma non sentirli poi così bene. Sono molti, troppi, i momenti nei quali la voce di Rihanna è sorretta dalle basi ed è chiaro che il tentativo è di colmare le mancanze con ostentazione delle forme e presenza scenica. L’espressione a cavallo tra il dolce e l’imbronciato con cui ha conquistato molti questa volta non è abbastanza per farsi perdonare.

Tante le hit in scaletta (Umbrella, Man Down, Rude Boy, Work, ma c’è spazio anche per la cover di Same Ol’ Mistakes dei Tame Impala), tanti i cambi di abito (dal total white iniziale, alla tutina aderentissima color carne, fino al vedo non vedo). Dopo una prima parte di show dalle sonorità black, si cede il passo alla dance con We Found Love, durante la quale il bianco del palco si colora di arcobaleno. “It’s party time Milano“, grida divertita Riri alla folla. Lo show si chiude con un San Siro illuminato a giorno dalle torce dei cellulari sulle note di Diamonds e di Love On The Brain. Rihanna, apparentemente provata, saluta e se ne va, lasciandoci un po’ a bocca asciutta, con i titoli di coda che scorrono sul maxi schermo centrale, come al cinema. Mesti ci avviamo verso l’uscita, ancora increduli per l’amara consapevolezza che ci portiamo a casa. Ci aspettavamo di più.

Clicca qui per guardare le foto del concerto.

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