Robbie Williams è un professionista dell’intrattenimento, nel bene e nel male

robbie-williams-roma-7-luglio-2015 recensione
di Cinzia Franceschini
Foto di Roberto Panucci

Ippodromo Capanelle, Roma, 7 luglio 2015. Quando un artista sale sul palco con l’unico scopo di intrattenere il pubblico – e mette voce, corpo, sudore e tecnica per raggiungere il suo obiettivo – il risultato è uno solo: spettacolo. Ieri sera, a Roma, Robbie Williams, 41 anni, ha dimostrato ancora una volta di essere un professionista dell’arte dell’intrattenimento. Ha scosso la capitale con uno spettacolo di un’ora e mezza senza pause. Un flusso continuo di musica, luci, energia. «Stasera a voi ci penso io», aveva detto al pubblico all’inizio del concerto. La promessa è stata mantenuta.

La tappa romana del Let Me Entertain You Tour (nono concerto del Postepay Rock in Roma) comincia puntuale alle 10 meno un quarto. Con il palco ancora vuoto, Robbie comunica con il pubblico tramite dei messaggi proiettati sul grande schermo: «C’è qualcuno lì fuori?», «Roma, sei con me?». Le risposte non si fanno attendere. Allora, sempre dallo schermo, si legge: «So let me entertain you». Il palco si riempie in un attimo: arrivano i musicisti, le coriste, arriva Robbie Williams, con la cresta bionda (che resterà immobile e perfetta per tutta la sera) e gli occhiali da sole. Let Me Entertain You apre il concerto e, se il messaggio non fosse stato ancora chiaro, Mr Williams prosegue con Rock Dj. Impossibile non ballare. L’ex Take That salta da una parte all’altra del palco, seguito dagli obiettivi delle telecamere che riescono a cogliere delle inquadrature frontali impeccabili e moltiplicano la presenza scenica dell’artista.

Poi arrivano Monsoon e Come Undone, che comincia a cappella insieme al pubblico. «Roma, am I still your son?», sono ancora tuo figlio, Roma?, chiede riprendendo il ritornello della canzone. L’interazione con il pubblico sarà una costante per tutto il concerto. Accenna anche qualche parola in italiano. Come «allora», che viene ripetuto decine di volte, «Ti amo everybody» e «Italia ciampione del mondo», che gli offrirà lo spunto per un’improvvisazione sulla base di Seven Nation Army degli White Stripes. Sempre al pubblico Robbie fa un breve riassunto della sua vita, soprattutto per i tantissimi under 30 che, teme, potrebbero non ricordarsi dei suoi esordi negli anni ’90: «Ciao, sono Robbie Williams e sono nato nel 1974. Ho lasciato la scuola presto e sono diventato parte di una boy band, i Take That. Poi ho cominciato a fare uso di droghe, ci sono rimasto sotto e allora sono andato in rehab. Poi sono uscito, ho ricominciato a usare le droghe e sono tornato al rehab. Poi sono ri-uscito e ho scritto Angels e sono diventato milionario!».

Intona il ritornello di Angels, ma non è ancora arrivato il momento. Prima Williams si esibisce nel brano swing Minnie The Moocher, tratto dall’album del 2013 e She’s The One, dedicata a una ragazza del pubblico, Monica, della quale, però, non riesce a pronunciare il nome e diventa Mokita. Un’altra fortunata fan lo affianca, invece, sul palco durante l’esecuzione di Candy.

Oltre ai brani tratti dai suoi album, Williams canta anche qualche cover: I Still Haven’t Found What I’m Looking For degli U2, Wonderwall degli Oasis, Bohemian Rhapsody dei Queen, un punto di riferimento per lui da sempre (leggi la scaletta del concerto). Il pubblico è in forma quanto il suo intrattenitore, che testa (per gioco) la preparazione dei suoi fan chiedendo di riconoscere le canzoni o di continuarle al posto suo e non rimane deluso.

La fine del concerto è dedicata ai grandi successi: Millenium, Feel e, soprattutto, Angels, che non perde slancio nonostante i 18 anni trascorsi dalla pubblicazione. A questo punto Robbie rimane quasi solo sul palco. Solo pochi strumenti per il brano conclusivo, My Way, cover dello storico pezzo di Frank Sinatra. Si siede nella parte del palco che sta in mezzo al pubblico e gira lo schermo su cui scorrono le parole della canzone in modo da renderle visibili ai fan. Si alza una volta terminato il brano, fa un breve inchino e poi, camminando verso le quinte intona il ritornello di Angels. Esce mentre il pubblico continua a cantare, convinto di avere presto un bis. Invece lo spettacolo termina qui. Un’ora e mezza giusta senza interruzioni. Qualcuno si lamenta un po': «Certo qualche canzone in più la poteva fare». Ma i brani extra appartengono ai concerti. Questo era uno spettacolo.

Guarda le foto del concerto di Robbie Williams a Roma.

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