Robbie Williams divo d’altri tempi a Torino. La recensione del concerto

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Robbie Williams in concerto a Torino con il suo Swings Both Ways tour. Ecco la recensione dello spettacolo del 1 maggio 2014, ospitato da uno stipatissimo PalaOlimpico.

PalaOlimpico, Torino, 1 maggio 2014. Il potere di una superstar di distrarre Torino dalla semifinale di Europa League della Juventus. E alla luce del risultato della partita e dello spettacolo offerto da Robbie Williams, sicuramente nessun tifoso presente al concerto si sarà pentito della scelta.

L’entrata in scena è da divo placcato d’oro: spalle al pubblico, braccia aperte e un elevatore che lo fa arrivare sul palco dal basso. Inizia così lo strepitoso show di Mr. Williams, che indossando un elegantissimo frac comincia a muoversi per la passerella ammiccando con modi teatrali e accennando passi di tip tap sulle note di Shine My Shoes. Il palco è sbalorditivo e si sviluppa su tre piani che ospitano una squadra eccezionale: otto ballerini, equamente divisi tra i due sessi, e una band che tra percussioni, strumenti a corda e a fiato riesce a rendere freneticamente swing l’arrangiamento di ogni singolo brano in scaletta. “Questa sera voglio portavi indietro nel tempo, prima di Facebook, prima di Google. Prima di Internet. Cosa c’era prima di Internet? C’ero io, Roberto Pietro Williams”.

Così, tra un volo sospeso a mezz’aria, avvolto in un’imbottitura che lo rende simile ad un tondeggiante tenore, e un ballo travestito da scimmione, la popstar si diverte a tenere in pugno il suo pubblico e a guardarlo divertirsi. L’esecuzione di That’s amore è senza dubbio il frangente più coinvolgente della serata, con un finto matrimonio inscenato dopo aver scelto tale Chiara tra il pubblico (che alla domanda “Da dove vieni?” risponde “Italia!”). Ma le trovate sceniche del primo set continuano con la cover di Frank Sinatra High Hopes, cantata da venti bambini provenienti dal coro di voci bianche Piccoli Cantori di Torino. Si perde il conto di quanti siano i momenti di puro intrattenimento, perché di fatto il concerto (o sarebbe più corretto parlare di musical?) è studiato ad arte per mantenere spalancati gli occhi e sotteso il sorriso, salvo poi scomporsi in smorfie imbarazzanti ad ogni input lanciato dal mattatore.

Venti minuti di pausa per riprendere fiato e stravolgere l’aspetto visivo del palco, che per il secondo set si trasforma in una nave, ed ecco che capitan Williams prende il suo posto a bordo e si lancia in quella che lui definisce “la parte preferita dello show”. Da qui il contatto con la platea raggiunge l’apice e Robbie cerca di leggere ogni cartellone, canta Happy Birthday a chi compie gli anni, firma un disco prelevato dal pit e si porta via un pupazzo gonfiabile offertogli in dono da un folle fan delle prime file. Affermando di essere “uno stupìdo”, come un novello Onlio impomatato, lo showman introduce l’esecuzione di If I Only Had a Brain, una tra le più toccanti dell’intera serata. Un momento di rara intensità che spiana la strada ad un annuncio che nei giorni precedenti ha già viaggiato attraverso i vari canali social dell’artista: diventerà padre per la seconda volta.
Giusto il tempo di alzare le braccia in segno di vittoria, cullato dall’ovazione della folla festosa, e la tentazione di toccarsi la parti intime diventa troppo forte: “Allora funziona!”, urla divertito lo scalmanato Robbie, istigando l’ilarità generale.

E parlando ancora di tentazioni, cede anche al bis di That’s amore. Insomma, quanto gli piace dire “vita bbellaaa” e “taranteellaaa”? Ancora qualche brano, con un duetto insieme al padre sapientemente inserito in mezzo, e si giunge al momento più atteso: stop allo swing e si torna al pop che ha reso Robbie Williams una della star internazionali più affermate di sempre. Un medley per ripercorrere i grandi successi e poi tutto il palazzetto sospira sulle note di Angels, che lascia però a Sensational, brano inedito, il compito di chiudere le due ore di concerto. Un altro trionfo per “Roberto” e un arrivederci fragoroso come non mai dal pubblico italiano: that’s amore!

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