La voce e la chitarra di Ryan Bingham scaldano l’inverno di Milano

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Il cantautore statunitense Ryan Bingham è salito sul palco della Salumeria della Musica di Milano per presentare il suo ultimo disco. La recensione del concerto del 10 febbraio 2015.

Salumeria della Musica, Milano, 10 febbraio 2015. È una serata fredda a Milano. La Salumeria della Musica, piccolo e accogliente locale abituato a ospitare ottimi artisti, è sold out. Sul palco è atteso il ritorno del talentuoso Ryan Bingham, che arriva in Europa per presentare il suo bellissimo nuovo lavoro Fear and Saturday Night. Proprio l’Italia anni fa aveva celebrato il suo esordio in un epico concerto al rimpianto Rolling Stone, che fece da apripista alla celebrata carriera della giovane promessa del country folk americano. Oggi Ryan sceglie di condividere le sue emozioni in musica in una forma più intimista, esclusivamente acustica, promettendo il ritorno in autunno insieme ai suoi musicisti di sempre.

Chitarra, armonica e microfono e niente altro. Solo un bicchiere di whisky sorseggiato con cura e l’immancabile cappello da cowboy. Bingham è sorridente, spigliato e conviviale, perfettamente a suo agio in una dimensione molto più raccolta e rispettosa. I brani sono un piccolo bigino della sua vita artistica e personale, racconti semplici e minimali, sussurati, scanzonati. Ottima la resa dei nuovi pezzi come Nobody Knows My Trouble e Broken Heart Tatoo. Superlativa come sempre la sua voce, calorosa, polverosa e dannatamente south. Le primissime file sono tutte presidiate da ragazze più o meno giovani, innamorate non solo della sua musica, ma anche del suo invidiabile profilo piacione. Ryan, senza darsi troppe arie, apprezza e lancia timidi sorrisi ammiccanti fra un pezzo e l’altro.

La scaletta accoglie anche una personale interpretazione di un classico come La Malagueña e molte canzoni tratte dal primo spettacolare album e dai successivi lavori con i Dead Horses. Sensuali le versioni di Boracho Station e Southside Of Heaven che, nonostante perdano un po’ di spinta senza il sostegno della band, arrivano al pubblico scarne e dirette, sospinte da una ritmica slide e accompagnate dal battito di mani. Bingham ringrazia emozionato e concede bis senza risparmiarsi. Dal pubblico chiedono a gran voce la canzone forse più conosciuta e celebrata, quella The Weary Kind vincitrice di un Oscar come miglior canzone e contenuta nel film Crazy Heart, interpretato magnificamente da Jeff Bridges.

La sala ascolta con attenzione, chiudendo gli occhi, lasciando cadere qualche lacrima di emozione e applaudendo con entusiasmo il songwriter americano. Come era facilmente prevedibile il cowboy ha fatto centro. Ora siamo un po’ più riscaldati nell’animo e nel corpo: la temperatura della notte invernale all’uscita dal locale non ci fa paura. Sono bastati un’armonica, una chitarra e qualche parola di conforto che abbiamo fatto gelosamente nostra.

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