Addio o arrivederci? Nel dubbio Hydrogen Festival saluta calorosamente gli Scorpions

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Scorpions dal vivo a Padova a Hydrogen Festival, per l’unico concerto italiano del loro tour. Ecco la recensione della serata del 18 luglio 2014. Foto di Cristina Checchetto.

Piazzola sul Brenta, Padova, 18 luglio 2014. Hydrogen Festival ha ospitato l’unica data italiana degli Scorpions, band tedesca che ha avuto un successo internazionale di ampia portata negli anni Ottanta e nei primi Novanta. L’appuntamento con il gruppo guidato da Klaus Meine e dal fondatore Rudolf Schenker (entrambi sono nati nel 1948) era un evento da non perdere per tributare a una delle realtà continentali più importanti di sempre il giusto riconoscimento. Gli Scorpions mancavano infatti da 15 anni dall’Italia, escludendo il breve set suonato nel 2007 al Gods Of Metal. Nel corso di una carriera iniziata addirittura sul finire dei Sessanta, sono stati capaci di canonizzare stilemi hard rock in brani contaminati da melodie irresistibili, portandoli all’attenzione di masse generaliste.

Guarda le foto del concerto.

La piazza è davvero gremita: sono oltre quindicimila le presenze oggi a Piazzola sul Brenta, località in cui, all’interno dell’incantevole Villa Contarini e della Company Arena, si celebra la serata più importante di una rassegna che anno dopo anno aumenta d’importanza. Gli Scorpions partono forte con la titletrack del loro più recente album di inediti, per scaricare l’energia del loro rock semplice ma dal sicuro impatto, puntando su classici del passato come Make It Real e The Zoo. Quest’ultima si guadagna il primo vero boato d’entusiasmo da parte dei fan durante il suo incalzante riff portante. I membri della band scorrazzano sul palco e sulla passerella che li porta in mezzo alla folla con inaspettata vitalità, il sound è chiaro e definito (anche se non così alto come vorremmo noi dalle orecchie oramai rovinate da anni di live), il palco gode di un impianto luci imponente e la batteria si alza e si abbassa a seconda delle necessità delle tracce; il pubblico, più verso gli -anta che altro, è ovviamente felice di partecipare a quella che ben presto si trasforma in una festa collettiva.

Una volta erano accendini, ora sono tablet e cellulari: i primi due lentoni da lacrime Send Me An Angel e Holiday emozionano, ma spezzano un ritmo perfetto dopo nemmeno mezz’ora dall’inizio del set. Si torna a macinare con Tease Me, Please Me e Hit Between The Eyes, fin quando un noioso drum solo permette ai frontman (oltre a Meine, Rudolf è certamente un pari ruolo, nonostante sia il chitarrista ritmico) di tirare il fiato. Per Blackout e la coinvolgente Big City Nights (che arriva dopo un altro inutile solo di chitarra), Schenker cambia abiti di scena, esaltando la platea oltre misura. Le magnifiche Still Loving You e Wind Of Change trascinano i presenti all’inno Rock You Like A Hurricane, che conclude, dopo un’ora e mezza tirata per i capelli, un’esibizione comunque da rispettare e apprezzare.

Cosa serviva per rendere l’evento davvero memorabile? Qualche intermezzo strumentale in meno e un paio di canzoni in più intanto. Forse la potenza di James Kottak alla batteria (sostituito da Johan Franzon, turnista ingaggiato a causa dei recenti problemi legali del drummer ufficiale) e qualche miracolo vocale in più di Klaus Meine. Intendiamoci, la classe dell’ugola degli Scorpions non si discute: anni di concerti costringono a giocare d’astuzia, a prendersi pochi rischi e a far cantare il pubblico le parti più impegnative. Tuttavia qualcosina di più da lui ce lo saremmo aspettato. Nota lietissima la platea: la band è rimasta davvero toccata dall’entusiasmo e dal supporto che i fan italiani hanno regalato agli Scorpions dopo tutto questo tempo. Insomma, qualora ai Nostri servissero motivazioni per prolungare ancora di un annetto il tour di addio alle scene, questa sera hanno potuto raccoglierne in abbondanza…

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