L’incontenibile Skin e i suoi Skunk Anansie esaltano Milano

Recensione concerto Skunk Anansie Milano 15 luglio 2013

Gli Skunk Anansie, guidati da un’incontenibile Skin, hanno suonato a Milano nell’ambito della rassegna City Sounds. La nostra recensione del concerto.

Ippodromo del Galoppo, Milano, 15 luglio 2013. Appena aperti i cancelli non sono moltissime le persone presenti al concerto degli Skunk Anansie, almeno al primo colpo d’occhio, ma l’Ippodromo del Galoppo è dispersivo, appena inizierà il live si raccoglieranno sotto al palco, arriveranno gli ultimi ritardatari e l’impatto sarà migliore. Nel frattempo si esibiscono i Blastema, band alternative di Forlì, reduce dall’ultimo Sanremo Giovani con il brano Dietro l’intima ragione. Che infatti è la canzone più conosciuta dal pubblico, ma l’inizio di fuoco con Synthami e Dopo il due, insieme all’energia del tarantolato frontman, conquistano da subito i presenti, che non lesinano gli applausi. La stessa Skin, durante la sua esibizione, si fermerà per far applaudire il gruppo spalla, che li accompagnerà per tutte le 7 date del tour italiano.

Dopo di che l’attesa si protrae, e il pubblico rumoreggia, stanco di lottare con zanzare armate fino ai denti. Finalmente, verso le dieci meno un quarto si accendono gli schermi, parte una base elettronica e Cass, Ace e Mark salgono sul palco. Si prendono qualche applauso prima di attaccare con il riff di The Skank Heads e allora anche la Regina Skin fa il suo ingresso in campo. È infagottata in una curiosa giacca rigonfia, che le copre dal collo fino ai polsi, ovviamente nera come tutti gli indumenti della band, ed energica come ci si deve aspettare da lei. I primi due brani servono subito a mettere in chiaro le cose, e cioè che stasera nessuno, ne sopra ne sotto al palco, si risparmierà. Facciamo appena in tempo a renderci conto che per il secondo brano gli strumenti, microfono compreso,  sono stati sostituiti da altri con fotocamera integrata, forse per qualche videoclip. All’inizio del terzo brano un assistente arriva per l’opera di svestizione: via l’ingombrante scafandro, Skin resta con una specie di tutina di pailettes sul davanti e con effetto trasparenza dietro. Ora è completamente libera di muoversi e non c’è un solo momento in cui non ne approfitti. Quando inizia il giro di basso rotondo e pulsante di Twisted (Everyday Hurts), al grido di «Are you ready to jump?!», salta senza sosta come se fosse un’ assurda e folle insegnante di aerobica. Pochi minuti dopo la vediamo fare stage diving, e dopo ancora in piedi sul pubblico – letteralmente, sostenuta dai fan – prima di lasciarsi cadere tra di loro.

Nel frattempo scorrono via My Ugly Boy, una Weak da pelle d’oca e Hedonism (Just Because You Feel Good); la band suona forte e compatta, Mark Richardson alla batteria è un treno, I giri di basso di Cass trascinano con un suono che si può masticare, Ace si lascia andare volentieri a lancinanti feedback di chitarra come in I Can Dream. Ma Skin è incontenibile: arringa la folla prima di This Is Not a Game («Qualcuno ha detto che gli Skunk Anansie sono Fucking Political. Strano, visto che il mondo va così bene!»), si getta di volta in volta su un campionatore, un grosso timpano, addirittura un theremin che suona – si fa per dire, più che altro lo agita – anche con la lingua. Dopo Because Of You mai così carica e Yes It’s Fucking Political al cardiopalma, Skin cede agli spettatori che continua ad incitarla allo stage diving. L’espressione è di chi sa che potrebbe pentirsene, ma non resiste alla tentazione. Allora scende tra il pubblico, incita tutti ad abbassarsi, intenzionata ad arrivare Dio solo sa dove inoltrandosi tra le persone, seguita dall’intrepido e sfortunato cameraman. È il delirio, nonostante gli incitamenti ad abbassarsi una parte del pubblico resta in piedi, ostruendo la visuale di quelli che diligentemente sono a terra tra la polvere e iniziano ad insultarli. Skin chiede di non fare troppo casino («riuscite a stare zitti per una volta nella vita?») e nel frattempo è arrivata a centro del marasma, dal palco gli altri tre continuano imperterriti con Little Baby Swastikkka e se la ridono, Cass accenna anche un applauso.

Dopo questa esperienza al limite della sopravvivenza si rafforza ulteriormente il feeling tra Ms. Deborah Dyer e i suoi fan che guarda come se fossero dei figli un po’ indisciplinati ma amati. E infatti sono molte le canzoni che gli dedica, durante il bis arrivano Tear The Place Up, Secretly e una versione semi acustica di You’ll Follow Me Down che è il definitivo arrivederci. Perché, statene certi, anche dopo questi sette concerti la band non potrà stare lontana dall’Italia troppo a lungo.

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