Buona la seconda, Slash conquista anche Milano

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di Jacopo Casati
Foto di Francesco Prandoni

Assago Summer Arena, Milano, 24 giugno 2015. Il Postepay Milano Summer Festival ospita la seconda data italiana (la prima si è tenuta a Roma) del tour estivo di Slash featuring Myles Kennedy & The Conspirators. Di gente questa sera ne abbiamo. Seimila anime affollano l’area esterna al Mediolanum Forum, ansiose di godersi i classiconi dei Guns N’ Roses e divertirsi sul resto della corposa scaletta.

L’avvio con You’re A Lie serve giusto a settare la resa degli strumenti. Poco dopo i rintocchi del cowbell (perdonatemi, “campanaccio” non riesco a scriverlo) di Nightrain scuotono la platea e scatenano il delirio da amarcord. A dire il vero saranno diversi i momenti in cui i troppi ricordi legati ai pezzi leggendari dei GnR prenderanno il sopravvento. Ma andiamo con ordine.

La band di Slash è oggi uno dei gruppi maggiormente convincenti e rodati dell’universo hard rock. Myles Kennedy è con ogni probabilità la voce migliore del genere degli ultimi dieci anni. Lo dimostra la naturalezza con cui canta You Could Be Mine, brano dal finale assassino che affronta senza difficoltà. Certo, il graffio dell’Axl di quei tempi sarà per sempre inarrivabile per chiunque, ma nessuno prima di Myles era riuscito a interpretare determinate canzoni risultando così credibile.

Todd Kerns è l’altro protagonista del combo. Bassista e seconda voce d’eccezione, si esalta su Welcome To The Jungle, sfruttando la sua notevole estensione vocale, oltre a galvanizzare la folla dosando sapientemente le pose giuste della rockstar che si rispetti. Slash dal canto suo rimane uno dei chitarristi più influenti dell’era moderna, capace a cinquant’anni quasi compiuti di regalare al proprio pubblico brividi di piacere a ogni nota suonata. A dirla tutta, il quarto d’ora di assolo che taglia a metà Rocket Queen ce lo saremmo anche risparmiato. Ma si sa, le leggende della sei corde devono appagare il proprio ego fino in fondo.

Il pubblico è molto preparato e apprezza decisamente anche gli estratti da World On Fire (e ci credo, quel disco è una bomba!) magari meno sponsorizzati, ma autentici caterpillar dal vivo. Ogni riferimento a Beneath The Savage Sun è ovviamente voluto. Se Starlight e Anastasia consentono alla folla di tirare il fiato, Sweet Child O’ Mine e Paradise City stendono definitivamente un’audience che non smette un minuto di osannare i cinque sul palco.

A voler essere critici, c’è da dire che quello di stasera a Milano è il concerto che chi conosce l’ex GnR di questi anni si aspettava. Nessuna grossa sorpresa (fortunato chi a Roma ieri si è sentito Double Talkin’ Jive), nessun ripescaggio di epoca Snakepit, una sola concessione al periodo Velvet Revolver con Slither. Tuttavia sarebbe ingeneroso liquidare così una band che sta regalando dallo scorso anno performance di livello in tutto il mondo. Il gruppo è inattaccabile, non perde un colpo per due ore di set molto intense, ed è senza ombra di dubbio la formazione più affiatata e completa con la quale Slash si sia esibito dopo la fine dei Guns.

La soddisfazione dipinta sui volti dei fan che sfollano per riversarsi nelle auto e in metropolitana, è la logica conseguenza di uno show in cui è possibile, in fin dei conti, lamentarsi solo dei volumi, abbastanza bassi ai lati e non esagerati centralmente. Dettagli che non inficiano affatto una serata dannatamente divertente e, a tratti, persino esaltante.

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