Slash non fa rimpiangere i Guns N’ Roses. A Torino uno dei migliori live rock dell’autunno

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Slash arriva a Torino con Myles Kennedy e i suoi Conspirators e regala al pubblico uno dei migliori live di questo autunno. La recensione del concerto del 16 novembre 2014. Foto di Francesco Prandoni

Pala Alpitour, Torino, 16 novembre 2014. Palazzetto pieno, come pochi giorni fa per i Subsonica, ma con un pubblico decisamente diverso. E, sul palco, artisti decisamente più rock. Si tratta di quella macchina da guerra che risponde al nome di Slash. Insieme all’ormai inseparabile Myles Kennedy (provate a portarglielo via, ora che gli dà anche lezioni di chitarra) e ai The Conspirators – band di prim’ordine – il leggendario rocker con la tuba ha portato in una delle città italiane meno avvezze all’hard & heavy quello che potremmo definire un Big Bang.

Lo status che l’ex chitarrista di Snake Pit e Guns N’ Roses è riuscito a farsi cucire addosso è senza dubbio meritevole di riverenza, tanto che ormai le parole Rock e Slash generano un’associazione di idee pressoché istantanea. Non a caso tra il pubblico si respira la voglia di dar libero sfogo a certi impulsi che difficilmente trovano casa in una venue indoor di queste dimensioni al giorno d’oggi in Italia. La scaletta mette d’accordo tutti, dal momento che sono ben sette i brani estrapolati dalla discografia dei Guns. ma allo stesso tempo la carriera solista di Slash è stata saccheggiata con grande consapevolezza.

Ottime le scelte sulla selezione: emergono su tutte Anastasia, ultimo singolo (e forse il più memorabile) del precedente album in studio Apocalyptic Love, e Shadow Life, che è invece uno dei pezzi più rilevanti e meglio scritti di World On Fire. E il fatto che il nuovo disco funzioni in maniera sorprendente viene prontamente confermato dal vivo. Anche Beneath the Savage Sun e Withered Delilah se la cavano egregiamente, a voler minimizzare. Il pubblico apprezza e non manca di esplodere in continui boati post-headbanging. Una gioia tanto per chi è in mezzo alla folla quando per chi è sul palco.

La conclusione è affidata a una tripletta da cardiopalma per i nostalgici e per chi è accorso al palasport per fare del gran baccano: Sweet Child O’ Mine, Slither dei Velvet Revolver e Paradise City. Una sequenza micidiale che ha fatto sfoderare acuti poderosi a Myles Kennedy, sempre pronto a sbatterci in faccia il suo grande range vocale e il suo totale controllo, ma che ha soprattutto fatto lievitare da terra il buon vecchio Slash, ancora una volta paladino di un attitudine che in molti credono persa per sempre.

Non esiste un punto debole durante le due ore di esibizione, nonostante sia uno spettacolo grezzo e genuinamente rock è sempre tutto sotto controllo, con ottime esecuzioni dei musicisti, tanto pulite quanto aggressive. Qualche rammarico? Se si dovesse cercare l’appunto a tutti i costi ci si potrebbe lamentare dell’esclusione di una ballatona per spezzare un po’ un ritmo altrimenti molto serrato.  Ma a conti fatti si è assistito ad uno dei migliori capitoli di questo autunno live nello Stivale. E l’immagine di Slash che ne esce è chiara e cristallina: il rock non è morto, sforna ancora grandi dischi e riempie anche i palazzetti.

Guarda le foto del concerto di Slash e Myles Kennedy a Torino

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