Slayer e Anthrax sanno ancora far male

concerto-slayer-milano-2015
di Jacopo Casati
Foto di Francesco Prandoni

Alcatraz, Milano, 5 novembre 2015.  Passano gli anni, cambia (purtroppo, per il povero Jeff Hannemann) la line-up, ma la sostanza rimane una sola. Gli Slayer dal vivo sono sempre una garanzia. La band guidata da Tom Araya si è esibita in un concerto devastante all’interno di un Alcatraz praticamente sold-out. Il quartetto è apparso in forma smagliante, quadrato e chirurgico, nonostante qualche piccolissima imprecisione ci sia stata in alcuni stacchi (per esempio su Disciple). Parliamo comunque di dettagli che non inficiano affatto una prestazione eccezionale (guarda le foto dello show).

Se la prima parte di set è stata dedicata alle composizioni più recenti (eccezion fatta per le terremotanti esecuzioni di Post Mortem e War Ensemble), da metà serata in poi i Nostri hanno piazzato in scaletta una sorta di autentico best of celebrativo, in cui hanno proposto tutti i loro pezzi più conosciuti: tra questi Hell Awaits, Black Magic, Raining Blood, Season In The Abyss, Chemical Warfare e Dead Skin Mask. A voler fare i pignoli, un estratto da Divine Intervention ci sarebbe stato benissimo.

La chiusura è stata affidata all’accoppiata South Of Heaven / Angel Of Death, tra l’entusiasmo e il delirio generale dei convenuti. Pogo, scapocciate e cori d’ordinanza in quella che è stata una vera e propria celebrazione del thrash metal anni ottanta. Celebrazione resa ancora migliore dalla presenza giusto prima del gruppo headliner degli Anthrax, altro nome storico della scena americana.

È molto difficile trovare un metallaro che non apprezzi Scott Ian e compagni. La risposta del pubblico è caldissima sin dall’attacco con l’inno Caught In A Mosh. Il nuovo album degli Anthrax uscirà a breve, ma inevitabilmente sono le canzoni più datate a scatenare i presenti: Madhouse, Antisocial (cover dei Trust), Among The Living e Indians sono i pezzi forti di un gruppo che, nonostante sia temporaneamente orfano di Charlie Benante dietro le pelli (sostituito da Jon Dette, non certo l’ultimo arrivato), rimane una macchina da guerra sul palco. Colpo al cuore per nostalgici, l’accenno a March Of The S.O.D., pezzo vecchio di trent’anni degli S.O.D., che ancora oggi deflagra spietato grazie a uno dei riff più cattivi e iconici di una generazione intera.

Una serata in cui adrenalina e passione hanno fatto ancora una volta la differenza, a ulteriore testimonianza che certe sonorità sono dure a morire, anche negli anni in cui talent show e musica usa e getta monopolizzano il mercato.

Altri articoli su questo concerto

Commenti

Commenti

Condivisioni