Inverno fuori, inferno dentro: il ciclone Slipknot si abbatte su Milano

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Gli Slipknot hanno portato il Prepare For Hell Tour 2015 al Mediolanum Forum di Assago (Milano). Recensione del concerto del 3 febbraio 2015.

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 3 febbraio 2015. Grande ritorno degli Slipknot in Italia, a distanza di quasi quattro anni dalla loro ultima esibizione nel nostro Paese. Il freddo polare che ha avvolto Milano sin dalla mattinata, contrasta nettamente con l’atmosfera che si respira all’interno del palazzetto. Folla eterogenea, parecchi giovani e qualche reduce in tuta d’ordinanza, memore dei movimentati concerti di inizio millennio della band all’Alcatraz e al Gods Of Metal 2000. Un’attesa da pre sbarco in Normandia, la cui intensità aumenta senza sosta fino al lights out delle 21.30: si parte con l’opener del nuovo album .5 The Gray Chapter, ma è sulla successiva The Heretic Anthem che il Forum fatica a contenere l’entusiasmo dei fan.

La resa sonora dello show sarà pesantemente deficitaria per tutta la serata (anche se a onor del vero gli Slipknot non hanno mai fatto della pulizia del suono in sede live un’esigenza indispensabile). Nonostante questo il pubblico è scatenato. Il parterre è un vortice di pogo esagerato e, sulla destra del palco, le transenne faticano a rimanere su. Subito dopo My Plague, serve un appello del cantante Corey Taylor per far arretrare i fan di qualche passo, mentre la sicurezza sistema a dovere le barriere. Pausa di diversi minuti e ritmo brutalmente interrotto.

Gli Slipknot torneranno in Italia in estate

Ci pensa Psychosocial a rilanciare lo show. I pezzi nuovi non coinvolgono particolarmente, anche se le fiammate, il palco e l’impianto luci di primo livello valorizzano a dismisura qualche ritornello abbastanza insipido (come in The Devil In I). È comunque difficile per qualsiasi canzone recente battere, in un ipotetico confronto, l’irruenza di Liberate e Purity, due fucilate contenute in quel disco omonimo che, nel lontano 1999, fece conoscere in tutto il mondo le sonorità estreme della band. Sonorità che, poco dopo, virano sui ritornelli melodici particolarmente orecchiabili (e adorati dal pubblico) dei singoli Before I Forget e Duality, datati entrambi 2004.

L’inno Spit It Out e la successiva Custer chiudono troppo presto la parte principale della scaletta. Nessuno crede davvero che la festa sia finita e, poco dopo le 23.00, gli Slipknot tornano sul palco per demolire definitivamente le ossa ai propri fan: (sic), People=Shit e Surfacing suggellano un’esibizione sostanzialmente inappuntabile, che ha confermato il gruppo tra i leader assoluti della scena metal moderna.

Guarda le foto del concerto.

Chi ha avuto la fortuna di vederli all’opera all’apice del proprio furore creativo ed esecutivo tra il 2000 e il 2002, avrà probabilmente notato come l’azienda Slipknot abbia in parte smarrito quell’imprevedibilità e quell’impatto live iconoclasta e primordiale (all’epoca tale da avvicinarli, tramite paragoni talvolta avventati, a degli Slayer catapultati nel nuovo millennio). Corey Taylor finisce troppo presto il fiato (anche se le sue bestemmie di incitamento alla folla sono sempre di prima categoria), Jim Root sembra sul palco solo perché vincolato da contratti onerosi, l’assenza di Joey Jordison dietro le pelli (sostituito da Jay Weinberg, figlio di Max della E-Street Band) è pesante da un punto di vista visivo e uditivo.

Detto questo, sarebbe comunque ingeneroso non sottolineare come il concerto di Milano sia oggettivamente stato un successo su tutta la linea: pubblico in delirio per un’ora e mezza, scaletta tiratissima, ritmi serrati e ben più veloci rispetto ai pezzi su disco. Una macchina praticamente senza difetti e stabilmente ai vertici della musica pesante. Da segnalare, durante i primi brani, la presenza al mixer di Jack Black e Kyle Gass, ovvero i Tenacious D, ospiti speciali della serata immortalati anche sui social network degli Slipknot.

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