Spandau Ballet, non è solo effetto nostalgia

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La band culto degli anni Ottanta torna a Milano per il primo concerto del minitour 2015. Grande qualità nonostante qualche problema tecnico. La recensione della serata del 24 marzo.

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 24 marzo 2015. Cos’è la nostalgia? È quella cosa che ti fa vedere più bella di ciò che è in realtà una cosa solo perché filtrata con gli occhi dei ricordi di gioventù e del tempo che è passato. Quando oggi salgono sul palco gruppi che negli anni Ottanta sono stati idoli assoluti di ragazzine (e ragazzini) con tanto di urla, pianti e ore di appostamenti fuori dagli alberghi, il rischio che tutto si trasformi in un triste revival il cui solito spunto è l’effetto nostalgia è dietro l’angolo. Tra i tanti meriti degli Spandau Ballet, che hanno aperto in un Forum di Assago esaurito il loro tour italiano, c’è quello di aver abilmente aggirato questo rischio.

Perché se è vero che l’età media era perfettamente in linea con quella dei protagonisti sul palco, anche se qualche ventenne qua e là spuntava, Tony Hadley e compagni hanno saputo dare una credibile immagine di sé per quello che sono ora. Senza scimmiottare ciò che erano e costruendo uno show dove le hit sono ovviamente il piatto forte ma trovano spazio anche i (pochi) brani nuovi e soprattutto emergono i lati meno noti, e per certi versi più interessanti, della loro discografia. Rispetto al tour della reunion del 2010 questo è uno spettacolo meno greatest hits, più ragionato e più coraggioso (per andare a pescare dal vituperato album Heart Like A Sky ci vuole fegato). E legato a filo doppio al film Soul Boys Of The Western World, presentato anche in Italia allo scorso Festival del Cinema di Roma, nel quale ricostruiscono la propria storia, con particolare attenzione agli esordi nella Londra dei club di primi anni Ottanta.

Non a caso uno dei momenti più brillanti della serata è stato il medley di brani dal primo album Journeys To Glory, con Mandolin/Confused/The Freeze/To Cut A Long Story Short eseguite con una grande scritta luminosa “Blitz” (il nome del club dove hanno iniziato) alle spalle e un omaggio finale al loro amico Steve Strange, cantante guru di quella scena new romantic, morto un mese fa. E fa niente se a livello di grandi numeri questo ha suscitato meno entusiasmi di una Highly Strung o di una Round And Round qualsiasi. Chi doveva apprezzare lo ha fatto, e molto. Il pubblico casuale ha avuto modo comunque di rifarsi con i pezzi più noti, dalla raffinata True alla caciarona Fight For Ourselves, da I’ll Fly For You (con tanto di lancio di reggiseno da parte di una fan) al gran finale di Gold.

C’è stato spazio anche per un momento gigione con Hadley e Gary Kemp a eseguire in acustico Empty Spaces su un mini palco, per poi tornare a quello principale attraversando la platea tra l’entusiasmo della gente. Entusiasmo alto dal primo all’ultimo minuto anche se in un parterre “normalizzato” dalla disposizione dei seggiolini i bodyguard hanno cercato fino all’ultimo di sedare quelli che, già a metà show, provavano a dare l’assalto alle prime file. Nemmeno alcuni problemi tecnici sono riusciti a rovinare la serata, in particolare al sax e al microfono di Hadley, nel quale a tratti entrava un fruscio fastidioso mentre in altri momenti era più basso di quello dei cori di Gary Kemp (a meno che i volumi li avesse fatti quest’ultimo…).

Gli Spandau di oggi sono un gruppo maturo nel quale convivono diverse anime: Tony Hadley, ormai perfettamente evoluto da popstar a crooner elegante con tanto di bicchierino di whisky in mano, e una voce sempre più potente; Martin Kemp tirato a lucido come una cartina è il lato cool, l’esatto contraltare dell’anima rock (un batterista con la doppia cassa in un gruppo pop) di John Keeble; ci sono poi il funambolismo di Steve Norman, in grado di suonare qualunque cosa gli capiti sotto mano, siano percussioni, un sax o una chitarra (il suo momento di gloria è stato in Glow), e ovviamente il piglio cantautorale di Gary Kemp.

La nostalgia alla fine ha il suo peso, lo si capisce negli occhi felici di chi ora ha i capelli grigi e qualche chilo in più. Ma questo concerto è perfetto anche per i ventenni di oggi, che solo vivendolo possono capire il perché di quegli occhi felici. Si replica a Torino, Padova, Firenze e Roma.

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